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 Le pannocchie ti guardano dall'alto Riduci

La bicicletta corre veloce. E' una saltafoss rossa, con due nastrini neri e rossi che sventolano appesi ai perni posteriori del lungo sellino. Gli ammortizzatori a gas fanno quello che possono per attutire i colpi che arrivano dal breccino della strada di campagna. Un gran polverone si alza dietro la scia del ragazzino che pedala come un forsennato. Ha il cuore in gola, che batte a mille e scappa dalla campagna, sembra disperato. Ma non piange. Riesce a mantenere la lucidita' per controllare i sobbalzi della bicicletta in quel percorso insidioso, pieno di profondi avallamenti, causati dal continuo passare dei trattori e di altri enormi macchinari agricoli.
Non piange e nemmeno urla. Semplicemente pedala più forte che puo' per lasciarsi dietro il ricordo di quello che ha visto, o meglio, di chi l'ha visto.
La campagna e' oramai volta alla fine della propria stagione. I campi di riso sono gia' stati lavorati e tra poco sara' il turno dei vasti appezzamenti di gran turco. Il calore del sole e dell'afa stanno sempre più segnando l'esile corpo del ragazzino in bici. E' madido di sudore. Indossa pantaloncini rossi, canottierina bianca e zoccoletti. In campagna non ti serve altro. L'unico problema sono le frotte di insetti. Tanti tantissimi bestioline volanti ed appiccicose come in citta' non se ne vedono. In mezzo ai campi della Lomellina, poi, e' quasi una tortura. Se non sei abituato.
Alle porte del paesino, in vista delle prime case abitate, Marco inizia a sentirsi al sicuro e smette di pedalare. Si fa trascinare un po' dall'inerzia, sfruttando una lieve discesa della strada che ora e' asfaltata. Ancora qualche centinaio di metri e raggiungera' la via che porta dritta dritta alla piazza della chiesa grande. Li, all'ombra di un salice, pensa di dissetarsi alla fontanella che si trova all'inizio del vialetto che costeggia il DOM. La pausa gli serve anche per una veloce sistemata e riprendersi prima di far ritorno a casa, dove sua nonna e' sicuramente indaffarata a preparare il pranzo. Minestra di riso, fredda, con un paio di patate dentro, e pollo in umido. Questi sono cibi che solo da sua nonna mangia senza far storie. A casa sua, invece, Marcuccio ha ben altre pretese.
Le case basse affacciate sugli stretti marciapiedi; un lungo susseguirsi di verdi tende da sole, immobili per l'assenza di vento, messe a dar riparo sulle porte di ingresso; ecco la vecchia latteria, la scuola, il tabacchino; solo poche persone lungo la strada, sotto il sole, quando manca meno di un'ora a mezzo giorno. Tra poco, gli uomini che stanno lavorando nei campi dei dintorni, faranno rientro per il rito del pranzo in famiglia, ed una pausa.
Lungo la via centrale del paesino, nessuno fa caso più di tanto al nipote milanese della Ines, che oramai traccheggia esausto sulla sua costosa bicicletta sportiva. A tutti i costi ha voluto che fosse portata dalla citta' per le vacanze. La campagna e' l'ideale per andarci in giro. Come tutte le bici da cross, anche la sua non ha il cavalletto, cosi' Marco l'appoggia al pilastrino di pietra ruvida che fa da base alla fontanella. La canottiera madida viene ancor più bagnata dagli schizzi che si procura bevendo e gettandosi l'acqua sul capo. La fronte ha smesso di pulsargli e si sta rinfrescando. Ora riesce a trovare la forza per ripercorrere con la mente quelle tremende immagini. Anche le vorrebbe dimenticare al più presto.

La settimana precedente, due o tre giorni il suo arrivo nella casa dei nonni, Marco accetto' l'invito di Massimo, un cugino alla lontana, per andare assieme a fare un giro nei dintorni. Armati di canna di bambu', con una lunga cordicella di cuoio, molto elastica, sono partiti con l'idea di mettere nella sporta qualche grossa rana, da cercare nelle rive dei tanti fontanili che portano acque irrigue per i campi.
Dopo un bagno rinfrescante, fatto in mutande dentro un ampio slargo che si crea per l'incrocio di due grandi fossi d'acqua, l'idea della pesca alle rane venne abbandonata per qualcosa di più interessate.
- seguimi e vedrai se non e' vero! - ordino' Massimo al compagno che lo prese a seguirlo, sempre pedalando sulla sua inseparabile bici.
Percorsero quasi un chilometro lungo strette stradine sterrate, uno affianco all'altro, separati dalla folta striscia d'erba che cresce al centro della strada. Nel momento in cui i campi lasciarono spazio ai primi boschi di alti pioppi, Massimi freno' di colpo.
- ci siamo. Laggiu' arrivano le macchine, dietro di la c'e' la provinciale che porta al ponte sul Po. La picia si mette quasi sempre in quel posto. - disse Massimo indicando con la mano un tratto di strada sterrata che si allarga in uno spiazzo, che allora era pero' deserta.
- ma non c'e' nessuno - rispose Marco con una venatura di soddisfazione nella voce, come se fosse stato sul punto di vincere una scommessa. Tuttavia, doveva mascherare il fatto di non sapere con esattezza cose fosse una picia.
Tra i due ragazzi ci sono più di tre anni di differenza e, a quell'eta', non sono pochi.
- aspetta un po', - aggiunse Massimo con tono perentorio - andiamo a fare un giro da questa parte, magari e' gia' con un cliente.
Con una crescente curiosita', il ragazzino di citta', ancora completamente screvo di nozioni circa le diverse modalita' in cui si espleta il mestiere più antico del mondo, torno ad inseguire il cugino. Pedalarono lentamente ed in silenzio per un altro tratto, lungo una stradina che costeggia un fossicello oltre il quale c'era il primo di una lunga serie di campi. Massimo stava guardando verso il bosco sulla loro destra, alla ricerca di qualche movimento rivelatore, un rumore, un riflesso. Marco, invece, che stava affrontando con fatica il suo turno di portare la lunga canna, fissava in continuazione il bordo del fossato, attirato dai gracidii delle rane nascoste nell'erba. Dopo tutto loro erano li per quello.
Improvvisamente:
- sssst, fermo. Metti giu' la bici e non fiatare. - l'ennesimo ordine di Massimo arrivo' deciso e perentorio.
Marco non pote' far altro che obbedire, faticando a mantenere l'equilibrio.
- dai! Non fare casino ed abbassati qui vicino. Ora restiamo a vedere cosa succede. Te l'avevo detto, io... - il tono di Massimo tradiva la sua crescente eccitazione.
Marco ancora non aveva capito cosa e dove avesse dovuto guardare.
- ma cosa? Max, dove? - chiese sotto voce, allungando il collo nella stessa direzione in cui l'altro stava guardando.
- ma sei scemo? Non vedi laggiu' la macchina bianca? E' la vecchia golf della picia. Credo stia per arrivare un'altra macchina... Zitto, stai basso e guarda. - Max allungo' un braccio per dare una pacca sulla spalla nuda del cugino. Lo divertiva parecchio metterlo in difficolta', quel ragazzino spocchioso che viene dalla citta', ma che, oramai era evidente, non aveva mai visto una battona di strada in opera.
Continuamente disturbato dal fastidioso ronzio di un paio di grossi tafani, Marco faticava a mantenere la posizione accovacciata. La vegetazione cresciuta incolta tra la strada e le prime file del bosco, gli ostruiscono la completa visuale. Prima di abbassarsi totalmente, ha fatto in tempo ad intravedere una macchina bianca svoltare dalla strada sterrata più grande ed addentrarsi di qualche metro tra i fusti delle alte piante.
Finalmente, dopo uno o due minuti, ecco il rumore di un'altro motore.
- ecco il cliente. Ora vediamo dove lo fanno. - disse Massimo.
Prima che potesse ricordarsi della possibilita' di fare la figura dello sprovveduto, Marco si fece sfuggire una domanda sincera.
- fanno cosa?
Massimimo, ridendo tra se, non gli rispose. Si riservo' l'onore di prenderlo in giro a dovere un'altra volta, magari davanti a qualche altro amico. In quella situazione serviva silenzio e concentrazione. Per cui si giro' verso di lui, sorridendogli, e gli fece cenno di far silenzio, mettendosi l'indice davanti alle labbra.
Per quanto si sforzasse, raggrinzendo i suoi vispi occhietti azzurri, anche facendo le più assurde smorfie col viso, le cui guance erano puntinate da qualche lentiggine, Marco proprio non riusciva a vedere o a capire nulla di quanto stava succedendo dalla parte opposta dell'appezzamento boschivo.

 

Saranno stati più o meno cento metri di distanza, in diagonale rispetto alle loro rispettive posizioni. Guardandosi attorno, sempre in silenzio, si rese conto che procedendo avanti sulla stradina per qualche decina di metri, non solo sarebbero stati più vicini alle macchine, ma avrebbero avuto una miglior visuale. Marco, quindi, fece cenno a Massimo di spostarsi alla loro sinistra. Dopo un paio di tira e molla, Marco gli disse, sottovoce:
- guarda che qui non vedo niente. Lasciamo qui le bici andiamo fino a la' - indicando con il braccio un punto più avanti dove l'erba era più bassa - e cosi' vedremo meglio. Dai! Altrimenti me ne vado! Qui non vedo niente.... -
Con quella sua cantilena Marco riusci' ad ottenere che si spostassero.
Appena riassestati nel nuovo punto di osservazione, Massimo pote' finalmente inquadrare i protagonisti della scena che si stava svolgendo davanti a loro, all'ombra delle alte piante. Due macchine, una golf bianca ed una ritmo grigia, erano parcheggiate tra gli alberi, una accanto all'altra. Nel mezzo, un uomo in camiciotto e pantaloni beige parlava con una donna vestita di bianco. Un vestitino unico, o top e minigonna. Lei aveva dei lunghi capelli castani, l'uomo era quasi calvo. Stavano parlando tranquillamente, come se fossero buoni amici. Poi, la donna, appoggio' un braccio sulla spalla di lui, e gli si avvicino' ancor di più. Lui sembrava titubante, poi, improvvisamente, si diede una scossa ed estrasse il portafogli da un borsello marrone, mentre la donna, con fare da smorfiosa, quasi gli si strofino' addosso e gli mise una mano davanti, proprio la'!
Marco si volto' verso il cugino ed i due si sorrisero.
- te l'avevo detto che ci divertiamo, vedrai ora! - disse Massimo.
- ma cosa fa quella donna?
- ma ancora non l'hai capito? E' la picia della zona, una donna che va con gli uomini, per soldi.
La rivelazione quasi sorprese il ragazzino di citta'.
- ma a Milano non hai mai visto le battone?
- no mai, dove?
- di solito stanno per strada, con dei fuochi accesi, aspettano i clienti.
Marco, improvvisamente, ebbe un lampo, e si ricordo' di una sera dell'inverno precedente, quando vide delle donne in pelliccia vicini a dei fuochi, fuori, al freddo, per strada. Cosa fanno li quelle donne con i fuochi, mamma. Chiese ingenuamente, ricevendo una risposta di pari livello. Si scaldano perche' hanno freddo. Ma come tutti i bambini curiosi, non si ritenne soddisfatto. Ma se hanno freddo, perche' non vanno a casa loro che hanno il riscaldamento. Vi fu una lunga pausa di silenzio tra i due adulti seduti davanti, nella sportiva Giulietta millesei. Poi il padre sentenzio' serio: stanno aspettando i loro mariti che tornano dal lavoro. Dormi un po' ora che e' tardi. I due genitori si sentirono sollevati quando il discolo dietro chiese semplicemente: tra quanto si arriva a casa.
Marco realizzo' quel giorno che i suoi genitori gli avevano mentito. Evidentemente c'era qualcosa di losco riferito a quelle donne e stava proprio per scoprirlo ora.
La donna entro nella sua macchina sul sedile del passeggero davanti, armeggio' un po' e poi la sua testa spari dalla visuale attraverso il vetro.
- occhio! S'e' sdraiata. - avviso' Massimo, che evidentemente aveva gia' visto più volte lo stesso rituale.
L'uomo, con delle banconote in mano, ando a sedersi al posto di guida. Anche lui inizio' a fare degli strani movimenti.
- ora lui si slaccia i pantaloni e va sopra di lei. - continuo' la radio cronaca di Massimo, degna del miglior Ameri da san siro.
Come previsto, l'uomo calvo si rotolo' di lato ed ando' a mettersi sopra la donna. La macchina bianca aveva entrambe le portiere aperte e quando la donna alzo' le gambe per appoggiare i piedi nudi sul cruscotto, il quadro che rimase dipinto nella mente del piccolo Marco, fu completo. Due auto tra gli alberi, all'ombra, in una campagna deserta e silenziosa; un uomo sopra una donna di facili costumi; due gambe che si muovevano in continuazione, come pure la schiena dell'uomo, evidenziata dal segno della chiazza di sudore sul camiciotto a mezze maniche. L'auto prese a dondolare e quasi una delle due portiere fu sul punto di chiudersi.
Marco si sentiva strano. Non tanto per la questione della bugia dei suoi, quanto per la sensazione ibrida che stava provando. Un miscuglio di due elementi: da una parte il ribrezzo, una sorta di repulsione verso non tanto la donna, quanto l'uomo calvo che le stava affannosamente sopra; e poi una sensazione nuova per lui, qualcosa che faticava a definire, non riusciva ad inquadrare.
Era combattuto. Avrebbe voluto volare come superman fino a laggiu', tirar fuori di forza il pelato e salvare la ragazza. Pero' sentiva le sue gote farsi calde, e non era per la rabbia. E nemmeno era per via del suo intestino che aveva preso a fare i capricci. Era certamente per qualcosa d'altro che il suo respiro inizio' a farsi un po' affannato.
- oh, allora? Ti tira eh? - gli chiese Massimo all'improvviso, dandogli un altra pacca.
Lui si giro' e vide che il cugino si stava stropicciando i pantaloni con una mano.
- ma che dici? - rispose Marco schernendosi.
- oh, occhio ora che stanno finendo.
Era ora, penso' Marco.
Pero' quello che vide gli fece ancor più impressione.
Il pelato, oramai grondante di sudore, emise una specie di urlo soffocato e poi si abbatte' sul sedile, andando anche lui a celarsi alla loro vista. Evidentemente si stava appiccicando al corpo della ragazza. Chissa' che puzza di sudore sta sopportando, si chiese tra se'.
Poi le due gambe bianche discesero dal cruscotto e la pelata dell'uomo fece di nuovo capolino dal vetro, mentre lui si stava riportando al posto di guida. Quindi, mentre l'uomo scendeva dall'auto rassettandosi i calzoni, la donna raddrizzo' il suo sedile e la sua chioma torno' alla vista dei due ragazzi.
Marco si sarebbe aspettato di trovarla sconvolta, stanca per quanto aveva dovuto sopportare. Ma invece, il suo viso era come prima. Come se nulla fosse. E non vi fu solo la visuale del volto della donna.
-uahooo ! Grido' sommesso Massimo. - finalmente gliele ho viste!
Due grandi e morbidose tette fecero capolino da dietro il cruscotto. Non sapendo di essere vista, la ragazza si sistemo' la capigliatura alzando entrambe le braccia ed offrendo un spettacolo straordinario per i due ragazzini guardoni. Per quanto fossero ad una certa distanza, il bianco candore di quel seno spicco' per qualche minuto entro la macchina e Marco avverti' una nuova vampata di calore. Era la prima volta che vedeva un seno nudo.
Quindi, molto velocemente, il pelato risali' sulla sua macchina grigia e, manovrando frettolosamente si allontano' da li, tornando ai suoi affari. Nella golf bianca, invece, la donna continuo con le sue manovre. Si sedette di lato, ed i suoi piedi sbucarono da sotto la portiera. Si sporse verso fuori e poi i due videro dell'acqua colare.
- si sta lavando la ciuffa! - informo il radiocronista.
Chissa' che non si lavi anche sopra, si chiese Marco, pensando al sudore del pelato.
Poi la donna scese dall'auto, chiuse la portiera e, con movimenti ondulatori del corpo, fece prima scivolare verso il basso la corta gonna e poi si tiro' sui il top, coprendo a dovere il prosperoso seno.
- che tette, mamma mia che roba! - Massimo era veramente eccitato e non faceva nulla per nasconderlo. Tutt'altro. Invece Marco stava diventando preda di crampi all'addome, sempre più insistenti. Tanto che il suo intestino si fece rumorosamente sentire, proprio metre anche la golf della donna stava manovrando per andarsene.
- andiamo che mi scappa! - si vide costretto a dire Marco.
- ah, proprio ora, eh? Ma ce la fai a tenerla fino a casa? - gli chiese Massimo.
Marco si soffermo', un po' sofferente, a pensare al tragitto che avevano fatto per arrivare fino a li. Era troppo lungo. E se anche fossero esistite delle scorciatoie, pedalare veloce in quelle condizioni era una vera tortura.
- e dove la faccio? Qui? - chiese.
- dai seguimi. Andiamo nel campo di pannocchie qui a lato. Io devo fare pipi'.
- e come faccio, dai.... - rispose Marco sempre più preoccupato per la sua situazione, mentre iniziarono a procedere nella direzione delle loro biciclette.
- eeeeh quante storie che fai! Si vede che non sei abituato a vivere in campagna... Cosa vuoi la mammina che ti pulisce il culetto? - lo canzono' Massimo.
Marco pero' non era più in condizioni di ribellarsi. Doveva trovare quanto prima un riparo e dar sfogo al vulcano che stava formandosi nella sua pancia ribelle.
- guarda quanto sono grandi le foglie di granturco. Toh - disse Massimo, mentre con un salto oltrepasso' il piccolo fossato, entro' nel campo e stacco' un paio di grandi foglie. - tieni, usa queste!
Marco rimase sorpreso dalla morbidezza, quasi vellutata, di quelle verdi foglie. Da un lato sono lucide e scivolose ma dall'altro sono morbide e filamentose, un po' solcate quasi come un disco musicale. Tutto sommato la proposta del cugino non era cosi' male. Capi' che non lo stava del tutto prendendo in giro. Gli aveva proposto una soluzione.
- allora, vedi di andare più in la' che non voglio sentire la tua puzza, ok? - Massimo gli diede ancora una volta un ordine perentorio e Marco obbedi', anche per forza.
Salto' il fossicino e si addentro' tra le pannocchie, alte. Alcune avevano gia' iniziato a diventare gialle, ma la maggior parte delle piante aveva i grossi frutti ancora custoditi in verdi sacchi, chiusi per bene, e con una barbetta marroncina, che a breve divetera' color terra bruciata. All'ombra di quei freschi fusti, alti quasi il doppio di lui, Marco avanzava a fatica cercando di non inciampare nelle asperita' del terreno. Spostando il fogliame per passare, questo produceva un forte fruscio, quasi musicale, nel suo andare e tornare, in base al movimento provocato dal passaggio del ragazzino. Che era oramai arrivato al massimo della sopportazione. Cosi, ritenendosi soddisfatto della posizione raggiunta, circa dieci passi dalla strada, strappo altre due grandi foglie e si chino', abbassandosi i calzoncini.
Abbassato quasi a terra, stringendo in mano le foglie, alzo' lo sguardo aspettando che la sotto tutto avesse inizio il prima possibile. Da la sotto, le cime verdi e giallastre delle piante di granoturco gli sembrarono ancor più alte. Altissime e severe osservatrici del suo più intimo. In quella posizione, Marco si senti' indifeso e gli insorse un brivido che parti dalla base della schiena. Prima penso che forse avrebbe perso l'orientamento, e non sarebbe più riuscito a raggiungere la strada e Massimo. Poi si senti' ancor più a disagio non tanto per quella sua naturale impellenza corporale, quanto per quello che avevano fatto. Spiare una donna, una bella donna nuda che fa sesso con un uomo brutto e pelato. Non era certo una bell'azione di cui i suoi sarebbero dovuti essere informati. Chissa' che ramanzina gli avrebbero fatto. E forse, finanche quelle alte pannocchie che lo stavano guardando dall'alto, lo avrebbero disapprovato, se solo avessero potuto parlare.
I brutti pensieri gli passarono quando ebbe finito di liberarsi. Era ora il momento di saggiare la morbidezza delle grandi foglie di granoturco. Che, difatti, non lo delusero.
Dopo qualche minuto, senza guardare il risultato che stava lasciandosi dietro, riprese il percorso a ritroso. Conto' dieci passi e poi realizzo' che non era nei pressi della strada. Tra i folti gambi delle piante, oltre quelli che aveva più vicino, vedeva solo altro granoturco. Stava per preoccuparsi. Poi pero', girandosi di lato, intravide qualcosa di colorato. Era la maglietta bianca e rossa di Massimo. Prese quella direzione, senza chiamarlo. Non voleva dare l'impressione di essere agitato. Dopo qualche passo, spostate le ultime piante, si trovo' vicino al cugino che, con le braghe a mezza gamba, si stava masturbando con trasporto.
- ehi! Che stai facendo? - gli chiese con imbarazzo Marco.
L'altro trasecolo' e poi si giro' senza più di tanto preoccuparsi di coprire la sua nudita'.
- embeh? Che c'e', adesso non ci si puo' neanche fare una sega in pace? Certo che sei una piaga, te... Dai vattene di la' che poi arrivo. - gli rispose col solito tono di comando.
Marco resto qualche secondo a fissare il cugino voltarsi e riprendere a menarselo. Poi, prima di andarsene, gli disse:
- attento, pero', che le pannocchie ti guardano dall'alto...
Si volto' andandosene, quasi schifato e fece appena in tempo a sentire suo cugino dire: e chissenefrega!

Dopo quella mezza disavventura in campagna, Marco passo' alcuni giorni in solitaria. Andava a fare le commissioni per i nonni: le sigarette, due semplici cose di spesa, il giornale. Alternandole a tranquilli giri tra i campi, sempre da solo. Fino a questa mattina. Quando, dopo aver fatto i compiti, lo chiamo' il nonno che stava lavorando nell'orto intento a prendersi cura delle sue piante di pomodoro.
- va un po' in paese a prendere il Cronaca Vera di questa settimana. - gli chiese.
- va bene. Pero' visto che ho finito i compiti di oggi, posso anche fare un giro?
- va pure, basta che torni prima di mezzogiorno che si mangia in orario noi, sai no?
Cosi', prese le due monete per il giornale, inforco' la sua bici e corse fuori dal cancellone verde.
Dal giornalaio Marco ebbe una sorpresa. Quando si trovo' in mano la rivista settimanale, vi trovo' in copertina una ragazza dai lunghi capelli neri e dal seno prosperoso, a stento sostenuto da un corsetto molto sexy. La vista di quella figura lo strego', facendogli tornare alla mente l'immagine della picia, quella con la golf bianca. Usci' dal piccolo negozio con lo sguardo fisso su quel giornale. Camminava come inebetito. Ripose il giornale arrotolato sotto la sella, tenendolo saldo con un grande elastico, e sali' sulla bicicletta senza saper bene dove andare. Dopo qualche tempo si fermo' sopra ad un ponte, su un ampio fossato. Si sedette sul parapetto e sfoglio' con avidita' il giornale, incuriosito dal richiamo di quella fotografia in copertina. Quando arrivo' in fondo, realizzo' che quel giornale trattava solo di vari fatti di cronaca e che, tra annunci e pubblicita' varie, non c'erano altre foto come quella di prima. Vi erano pagine e pagine di cronaca spicciola, tante storie di gente comune, niente a che vedere con grandi eventi di risonanza nazionale. Come la vicenda di quell'anziano politico rapito e ucciso dai terroristi. Per un attimo torno' a pensare al senso di disagio interiore che ebbe vissuto qualche mese prima, quando a scuola entro' una bambina con un foglio, accompagnata dalla preside. Stavano facendo il giro delle classi per declamare un breve tema scritto dalla bambina a proposito del rapimento e della strage. Parlava di sgomento ma anche di fiducia nelle persone. La sua reazione, come quella di molti altri, fu di chiedersi chi fosse il signor Moro e cosa fosse successo. Lo seppe poi a casa, quando imparo' a seguire con attenzione il telegiornale.
Appoggio' quel giornale di cronaca sul muretto, lasciando che le sue leggerissime pagine fossero sfogliate da una lieve brezza. La tranquillita' del posto, il rumore dell'acqua sotto il ponte, l'immagine di un campo di pannocchie poco distante e quella donna ammiccante della foto che faceva capolino tra le pagine ripiegate, fecero nuovamente sorgere in lui quella strana vampata di calore.
Risali' in sella e riprese a pedalare. Usci' dal centro abitato lasciandosi dietro l'ultima casa e fu inghiottito dalla stradina polverosa che si inoltra tra i campi di granoturco. Pedalava con andatura decisa ma non troppo forte.
Finalmente raggiunse la sua meta: lo spiazzo nella stradina dove giorni prima vide le due auto fermarsi. Fece due giri in tondo perche' non c'era nessuno; si inoltro' qualche metro tra gli alberi ed allora noto' a terra una copiosa macchia d'acqua.
La picia!
Era stata li poco tempo prima.
Si guardo ancora attorno, ascoltando i rumori della campagna. Di tanto in tanto, riusciva a percepire il suono di qualche macchina che passava sulla provinciale, dietro i vari filari di pioppi. Torno' sulla stradina, viro' quasi per istinto in direzione delle auto. Dopo un paio di curve, vide oltre gli alberi la golf bianca arrivare verso di lui, seguita a breve distanza da un'altra auto. Penso' di fermarsi e tornare in dietro, ma poi decise di tirar dritto. Avrebbe incrociato la ragazza. A brevissimo.
Quando si trovo' il muso della prima macchina, con quei due fanali tondi e molto distanti tra loro, a pochi metri da lui, si fermo' di lato, per far spazio. Resto' con la gamba destra tesa a terra ed il piede sinistro a far perno sul pedale. In quel modo, il suo ossuto ginocchio gli rimase sollevato, quasi a toccare il manubrio. La macchina procedeva in direzione opposta, molto lenta. La donna aveva visto quel ragazzino con i capelli a spazzola, e procedeva con attenzione. In pochi istanti si incrociarono. Marco, che avrebbe voluto far finta di nulla, come gli riusciva nella maggior parte dei casi in cui incontrava altre auto, all'ultimo momento si volto' a guardare la donna al volante.  Sorridendole, le disse sottovoce ciao!
Lei era davvero bella. I tratti del viso erano ben definiti: zigomi alti, occhi scuri, sopracciglia folte. La bocca spiccava per il forte richiamo del rossetto sulle labbra ampie e sottili. Lei lo guardo' per un attimo, spostando leggermente lo sguardo verso di lui e, attraverso il finestrino che aveva il vetro abbassato, ricambio' il sorriso. Il tutto duro' pochissimi istanti, giusto il tempo di incrociarsi. Ma Marco, dimentico di quello che aveva gia' visto qualche giorno addietro e di quello che stava per andare a fare lei di li a poco, fu come fulminato. Una nuova vampata gli sali' dal petto alla gola. Si senti' arrossire e per un attimo temette che lei potesse accorgersene.
Resto' per qualche tempo li, fermo sulla bici e con il capo voltato indietro ad osservare la coltre di polvere sollevata dalla Golf bianca oramai distante. Oramai, faticava a distinguere il contorno della folta capigliatura dentro l'abitacolo sempre più lontano.
Fino a quel momento, Marco non aveva mai provato per nessuna persona questa forte pulsione. Il desiderio di essere grande, un uomo, per poterle parlare, prenderla per mano e portarla lontano. 
Fu poi il rumore inconfondibile di un motore Fiat che lo desto'. Era una vecchia Fiat 124 color verdone e con la marmitta rumorosa, con al volante un uomo, un tipo mai visto, dai folti capelli ricciuti e dal naso enorme. Marco smise subito di guardarlo e, quando furono affiancati, prese saldamente in mano il manubrio con entrambe le mani ed inizio' a muoversi. A differenza della prima macchina, la seconda sollevo' un gran polverone, che costrinse Marco a fermarsi nuovamente e a chiudere gli occhi.
Aspetto' che il rumore si allontanasse e che il polverone si diradasse, poi, mentre le due auto avevano gia' preso una curva in fondo al rettilineo ed erano sparite dietro un muro di sterpaglie, Marco decise di girarsi e seguirle.
Questa volta le auto non si erano fermate nel solito spiazzo, ma avevano proseguito per un altro tratto. Marco le vide ferme ai lati della stradina, la Fiat parcheggiata sul punto d'accesso al boschetto sulla destra, e la Gollf sull'ingresso dell'antistante campo di pannocchie. Nascose la bici a distanza di circa cinquanta metri, in uno spazio stretto che separa due appezzamenti di coltura, e si incammino' percorrendo il bordo erboso del campo. Facendo attenzione a non inciampare ma anche a che non vedesse qualcuno dei due, raggiunse le auto in breve tempo. Si guardo' intorno. Da una parte il boschetto di piante dall'alto fusto marrone chiaro, quasi grigio. Da quella parte arrivavano solo radi rumori di qualche uccello in movimento tra un ramo e l'altro. Si chiese se i due adulti avessero potuto nascondersi tra le piante e subito concluse che quelle non davano alcun riparo. Qualsiasi cosa stessero facendo in quel momento, si disse, lo stanno facendo in mezzo alle pannocchie. Si volto' e fece qualche altro passo verso la Golf, ferma a meno di un metro dal granoturco. Appoggio' le mani alla portiera e si sporse all'interno, per quanto la sua bassa statura gli permettesse. Le chiavi erano inserite nel cruscotto e da esse pendeva un pupazzetto. Una specie di coniglietto dalla lunga, enorme e pelosa coda. Annuso' l'aria alla ricerca di una fragranza che gli raccontasse qualcosa della bella ragazza mora. Solo un acre odore di sigaretta, pero', proveniva dal posacenere aperto. I grandi fumano, quasi tutti. Anche lei fumava. In quel momento si vergono' della sua infantile reazione, quando fumo' per la prima volta una sigaretta lo scorso anno,. Fu suo nonno a dargliela, vedendo che lui insisteva sempre più. Toh, prova e poi dimmi se ti piace. Lo sfido', sapendo che le sue nazionali rosse senza filtro, fumate dopo pranzo, gli avrebbero dato un gran cazzotto allo stomaco. E poi, alla fine, mentre la nonna imprecava per aver visto il nipotino correre pallido al bagno, sentenzio': credo che tu non sei fatto per fumare. Solo anni dopo, Marco realizzo' il significato vero di quella lezione, che lo avrebbe tenuto lontano per sempre dal vizio del fumo. Ma in quel giorno caldissimo, avrebbe voluto atteggiarsi a grande, e fumare una sigaretta gli avrebbe certo dato un tono agli occhi della sua bella.
Improvvisamente il suono di una voce lo attiro' verso il campo. Stacco' le mani dalla portiera e lentamente si inoltro' tra le alte piante pannocchie.
Ancora quel suono. Non era qualcuno che parlava, no. Era più un forte lamento, il lamento di un uomo. Sicuramente quello di prima. Ma cosa gli stava succedendo? Dai, dai, ancora. Riusci' questa volta a capir bene le parole. Provenivano da poco più avanti rispetto a lui. Era li vicino, tra le pannocchie. E dai, su, non smettere. Tra un lamento e l'altro qualche chiara parola di incitazione, sempre più pressante. In un momento in cui l'uomo fece silenzio, si senti' un altro verso, un suono come di qualcuno che stesse quasi per soffocare. Poi un accenno di tosse. Era lei. Li aveva trovati. Sposto' lentamente una grande foglia e pote' intravedere i due adulti qualche metro avanti a se.
L'uomo, alto e possente, era in piedi di spalle, un po' obliquo, quasi di tre quarti rispetto al punto di visuale di Marco. Aveva i pantaloni raccolti ai piedi e teneva le gambe aperte, quanto gli riusciva. La donna gli stava inginocchiata davanti. Marco ne vedeva solo una parte del corpo e la testa era nascosta. Lui, con tono molto severo gli ordino' di continuare, e con forza prese la testa di lei e se la porto' addosso al corpo. La maglietta dell'uomo lasciava scoperte le natiche a meta' e si potevano notare le contrazioni muscolari che ritmicamente accompagnavano i loro movimenti.
Ancora un colpo di tosse ed un sommesso richiamo di lei. Che appoggio' le mani alle gambe nude di lui, divaricando fortemente le dita dalle unghie rosse. No! Non ti fermare, troia. Le mani di lui si spostavano in continuazione e finivano immancabilmente sulla testa di lei, per premerla. L'uomo era davvero cattivo e si stava arrabbiando sempre più. Marco intui' che la ragazza fosse in una situazione pericolosa, alla merce' di un tipo manesco.
Quando lei si stacco' per tossire e sputare, respirando a fatica, lui le diede poco tempo e la riprese per i capelli. Fu allora che Marco prese una decisione che l'avrebbe fatto diventare un uomo. Forse anche inconsciamente o a causa di una reazione istintiva. Quando vide che il bruto stava quasi per soffocarla, Marco raccolse tutte le sue forze ed urlo quanta più voce avesse in golo:
- lasciala stare! Bastaaa!
E allo stesso tempo, paonazzo in volto, lancio' una pannocchia raccolta da terra contro le spalle dell'uomo. In quale ci mise qualche istante a realizzare cosa stesse succedendo e da dove venisse qualla voce stridula da ragazzino. Quando si volto' alle propri spalle, venne colpito dalla pannocchia scagliatagli contro dal ragazzino. Alzo' appena in tempo la spalla sinistra e si riparo' il volto. Quell'improbabile arma arrivo' lentamente a colpirgli il braccio, senza procurargli alcun danno. Nel voltarsi, l'uomo diede uno strattone alla donna che fini' per accasciarsi a terra, sorreggendosi appena con un braccio. Lei stava quasi per vomitare e fece appena in tempo ad intravedere lo stesso ragazzino visto prima in bicicletta, a pochi metri da loro. Poi il corpo dell'uomo glielo nascose alla vista. Ed incominciarono le urla e le imprecazioni. Terribili.
- ehi, cosa vuoi? Vai via di qui senno' ti prendo a calci in culo. - urlo' l'omaccione, che cerco' di correre nella direzione di quel ragazzino rompiscatole e guardone. Dimenticandosi di aver tutto in mostra a causa dei pantaloni calati sulle caviglie, facendo il primo mezzo passo, l'uomo perse l'equilibrio e rovino' a terra. In ginocchio e con le mani affondate nella terra polverosa, continuo' ad urlare:
- se ti prendo vedrai come ti concio per le feste - assieme ad altre imprecazioni.
Marco, passati i primi secondi di enpasse, realizzo' che doveva scappare quando il mostro lo fisso con occhi cattivi, carichi d'odio. Il viso dell'uomo era arrossato e lo sforzo delle imprecazioni gli gonfiava ancor di più le vene sul collo. Il naso enorme, al centro di una grande testa attorniata da riccioli dall'aspetto diabolico, si dilato' facendo allargare le narici in maniera abnorne. Per Marco fu una vista terrificante. Fortuna che quell'enorme coso casco' a terra e gli diede modo di schizzare via verso la strada.
Si volto' rapido come una faina ed in pochi passi fu sul bordo del campo. Dietro sentiva ancora le grida del bestione. Senza star più di tanto a chiedersi quanto fosse lontano, prese a ritroso il percorso di prima, senza scendere in strada. Prima che l'orco potesse raggiungere lo spiazzo vicino alla Golf, Marco si era gia' inoltrato tra i due campi, nello stretto budello dove aveva nascosto la sua bici. La prese e, non potendo percorrere quell'impraticabile sentiero, inizio' a spingerla inoltrandosi nella campagna. Si sentiva molto più al sicuro nascosto tra le piante di grano turco che nella stradina sterrata. Dove l'uomo avrebbe potuto inseguirlo facilmente in macchina.
Sentiva ancora le urla in lontananza.
Per questo non si poteva fermare. Correndo in quella posizione scomoda, cercando di non perdere l'equilibrio.
Dopo aver raggiunto l'estremita' opposta del campo, il cui limitare era definito da un piccolo fossato quasi asciutto, si fermo ad ascoltare.
Le urla erano cessate.
Poi, tra rumori di uccelli che sembravano in stato di agitazione, volando in ogni direzione, senti il tonfo della portiera dell'auto e poi il motore accendersi. Era certamente la Fiat del bestione. Infatti, ci volle poco per si sentisse anche lo sgommare delle ruote. Il rombo aumento' e calo' varie volte a seconda delle marce inserite e poi gradatamente svani' in lontananza.
Se ne era andato. Ora era si sentiva al sicuro e poteva fermarsi a riprendere fiato. Ma si fermo' solo per qualche istante, perche' subito gli torno' in mente la donna, che forse aveva bisogno di aiuto. Gli tornarono in mente quegli orribili conati di soffocamento e le grandi mani dell'uomo sulla testa di lei. Le sue unghie rosse disperatamente alla ricerca di una tregua. Pero', mentre saliva in sella per pedalare lentamente verso l'altra parte del campo, pensava che una cosa non gli era chiara, qualcosa in quella tremenda scena non gli tornava, un particolare del comportamento della donna. E' vero che lui era grande e grosso, ma lei avrebbe potuto fare certamente qualcosa per ribellarsi, per pretendere rispetto o almeno una pausa per respirare. Forse poteva usare proprio quelle sue luccicanti unghie sulle gambe nude di lui.
Ci mise qualche minuto per guadagnare nuovamente la strada nello stesso lato dove si trovava la Golf. Si fermo' un istante a controllare che tutto fosse tranquillo e poi vide la donna sbucare dal granturco e andare ad appoggiarsi alla sua macchina. La sua vista lo riempi' di gioia. Si rinvigori' ed inizio' a pedalare orgoglioso in quella direzione. Senza strafare, stava coprendo la distanza tra lui e la sua principessa con andatura tranquilla. Non voleva apparire scosso, voleva presentarsi in tutto il suo vigore di ragazzino-adulto per sperare di poterle parlare, avere da lei un sorriso o, chissa', forse qualcosa di più. Dopo tutto, come succedeva nei film, l'eroe viene sempre abbracciato dalla sua bella.
La donna, appena ricompostasi nei vestiti, non si era ancora ripresa dallo spavento. Lo stomaco le doleva a causa delle ripetute contrazioni, la mandibola le sembrava fosse stata massacrata da un matterello e poi la guancia. L'energumeno, un suo cliente quasi abituale e che conosceva come abbastanza manesco, divincolandosi le aveva rifilato un man rovescio, accompagnato da una minaccia: torno dopo a riprendermi i soldi.
Stava per prendere la bottiglia dell'acqua dalla borsa, quando si avvide del ragazzino. Decise di ignorarlo. Per cui, con la bottiglia, inizio' prima a sciacquarsi la bocca e poi a lavarsi il viso. Appoggiata alla portiera della sua auto, aspetto' che il ragazzino gli si fermo' davanti. Lo fisso' severa e gli lesse in volto l'entusiasmo sciogliersi dentro. Sputo' a terra una sorsata d'acqua e si asciugo' la bocca con il dorso della mano. Il suo volto, in questo aiutato dal rossetto sbaffato sulle labbra, esprimeva appieno tutta la stanchezza per quel tipo di vita che aveva scelto di fare.
Restarono ad osservarsi in silenzio.
Dopo poco istanti, l'iniziale sorriso sul viso di Marco spari' e lui serro' la bocca, osservando lo sguardo intenso di lei. Che tutto esprimeva eccetto quella gratitudine che lui si sarebbe aspettato.
Dopo un'altra sorsata presa dalla bottiglia, la donna lo interrogo':
- cosa fai ancora qui, tu? - gli domando' senza nemmeno degnarlo dello sguardo.
Il tono duro e secco di quella domanda lo colpi' come un pugno allo stomaco.
- io ... - le parole gli si strozzarono in bocca - io... Tu come stai? - riusci' poi a chiederle a sua volta, dato che non sapeva cosa risponderle. Mica poteva dirle: nemmeno grazie?
La donna rimase in silenzio mentre si sistemava il vestito. Poi, quasi incurante, bagno' un fazzoletto e si passo' le ginocchia, rimaste sporcate di terra sabbiosa.
- ma lo sai che se quello ti becca, ti spacca la faccia? - gli chiese questa volta guardandolo, dal basso, dato che era chinata a ripulirsi. I lunghi capelli le coprivano parzialmente il volto ma lei non se ne preoccupo'.
- ma quello la, se ne andato via in macchina, l'ho sentito io - le rispose Marco, cercando di darsi un tono. Vedendo che la pezza che lei stava usando per ripulirsi si era oramai tutta imbrattata, tiro' fuori dalla tasca un fazzoletto. Quello stesso fazzoletto che ogni giorno sua nonna gli metteva in mano prima di uscire e che lui accettava quasi con vergogna. Roba da femminucce, pensava sempre.
- toh, tieni questo, e' pulito. - le disse mentre, smontato dalla bici le si avvicino'.
La donna si rialzo' e lo guardo' con occhi diversi. Di colpo, la crosta di rozzezza che si portava addosso per il ruolo che viveva da qualche anno, inizio' a sgretolarsi, cosi' che pote' ammirare il semplice gesto di quel ragazzino. Si rese conto che quello rappresentava il primo vero atto di interessamento di qualcuno verso di lei, nel corso di tanti mesi. Fatta eccezione della sua amica Mimma, che con lei divideva la porzione di cascina dove abitavano.
Accetto' quel semplice dono e lo fece con umilta'.
- ti ringrazio molto. Anche per prima. - disse la donna prendendo il fazzoletto bianco.
Marco si strinse nelle spalle per schernirsi.
- come ti chiami? - le chiese la donna vedendo che il suo nuovo amico stava in silenzio.
- mi chiamo Marco e sono di Milano. E tu?
- sono Donatella e sono di Valenza. Sai dov'e' Valenza?
- aldila' del Po', sulla statale, verso Alessandria.
- ne sai tu di questa zona, per essere un milanese. - disse Donatella mentre gli stropiccio' i capelli a spazzola sulla testa. Con un tocco leggero che ammalio' il ragazzino. Che arrossi' più per quel tocco che per il complimento.
- e dimmi, quanti anni hai Marco?
Si aspettava questa domanda ed aveva gia' deciso che avrebbe mentito.
- dieci, anzi quasi undici, tra un paio di mesi. - disse senza guardarla.
- pero', sei quasi un ometto. Avrai sicuramente una fidanzatina, no? - Donatella, che aveva finito di ripulirsi ginocchia e gambe, quasi si penti' di aver detto quella frase con un tono quasi canzonatorio. Ma il ragazzino parve gradire.
- si certo! - rispose baldanzoso. - e' una mia compagna di scuola, ha i capelli scuri come i tuoi.
- ah! Sara' quindi una bella ragazza. - gli disse dandogli una lieve pacca sulla spalla, come segno di complicita'. E Marco ne era sempre più felice.

- si, lei e' bella ma non come te. Tu sei più bella. - Marco riusci' a terminare la frase mantenendo lo sguardo fisso su di lei.
Donatella si stava sempre più intenerendo per lui. Tuttavia, sapeva che stava perdendo del tempo e oltretutto c'era il rischio che Simone, l'operaio agricolo di prima, tornasse indietro. Doveva darsi una mossa, per cui apri' la portiera e sistemo' la borsa.
- te ne vai, ora? - chiese Marco affiancandola.
- si devo andarmene. Ma ti devo ringraziare. Sei stato davvero bravo a togliermi da quell'impaccio. - disse Donatella porgendole un tic-tac.
Marco si avvicino' e le porse la mano a cucchiaio, pronto a raccogliere il piccolo confetto al gusto di arancia.
- grazie - le disse, sorridente.
- grazie a te, invece. - le rispose la donna che, abbassandosi, le schiocco' un bacio sulla fronte.
Marco resto' pietrificato per l'emozione. Il solo sentire i suoi capelli sfiorargli il volto, gli fece nuovamente accendere il calore dento il petto. Nel chinarsi, il top della donna non pote' nascondere la morbida attaccatura del seno. Anche se lei non lo fece apposta, in quel movimento da e verso la fronte del ragazzino, si pote' notare appieno tutta la femminilita' che gli uomini tanto apprezzavano. Come pure il piccolo Marco, per la prima volta, pote' accarezzare con lo sguardo tanto da vicino.
Rosso sulle gote, Marco resto' immobile per un po', ad osservare il corpo di lei tornare eretto in tutta la sua statuaria bellezza. Una nuova carezza sulla testa lo fece rabbrividire e fu in quel momento che prese coscienza della propria pulsione, una forte sensazione che lo stava portando a cercare il contatto con quello stupendo corpo di donna. Per la prima volta, avrebbe voluto abbracciare e toccare quelle rotondita', in modo del tutto diverso a come fino a quel momento aveva avuto contatti con altre donne. Tutte parenti o amiche della madre che lo abbracciavano per innocenti saluti. Quella mattina, con l'essenza della sua mascolinita' per la prima volta consapevolmente accesa ed ardente, avrebbe voluto continuare a starle vicino e portare avanti la scoperta che stava facendo. Per quanto non l'avesse ricercato con lucida intenzione, stava vivendo un momento di intima esplorazione che lo avrebbe portato all'inizio di una nuova fase di maturazione.
Fu tale la pulsione che vinse ogni ritegno e si catapulto' addosso alla ragazza che gli stava di fronte. L'abbraccio' all'altezza della vita. Con la fronte le sfioro' quel morbidoso seno che aveva gia' visto, per quanto da lontano, e la cinse con le braccia sui fianchi.
Donatella sorrise, un po' sorpresa dall'intraprendenza del piccoletto. Ma lo lascio' fare. Senti' il calore della sua guancia sull'addome e capi' il suo momento. Gli appoggio' leggere le mani sulle spalle, restando in silenzio per qualche istante.
Poi disse con dolcezza:
- crescerai anche tu Marco. E' la vita. Ma ti prego, cerca di goderti questi anni di spensieratezza prima di voler crescere a tutti i costi e in fretta.
- perche? - le chiese Marco senza staccarsi da lei.
- ho visto parecchi ragazzini che hanno voluto essere subito grandi, fare i duri con le ragazze e con gli altri. E poi finire in brutti giri. Tu hai un animo nobile, non ti lasciare corrompere dalla volgarita'. Prendi il tuo tempo, vivi il momento con intensita' ma non strafare. E si sempre cavaliere.
- si ...
- se farai cosi' diventerai un uomo giusto e forte, e non avrai bisogno di denaro per avere una donna.
Marco, in quella situazione, percepi' vagamente i concetti che quella donna, che suo cugino Massimo volgarmente chiamava la picia del paese ma che in realta' era una persona, una bella persona. L'ultima frase sul denaro e le donne non la capi' appieno, un po' per l'emozione un po' per l'innocenza che ancora gli impediva di comprendere alcune faccende da adulti.
Si senti' premere sulle spalle e quindi si scosto' un pochino da lei, che lo stava fissando.
- promettimelo, Marco. - disse Donatella con voce rotta dall'emozione. I suoi grandi occhi chiari si stavano trasformando, perdendo la loro originale brillantezza. Marco la fisso' dal basso e quegli occhi umidi gli ricordarono la nebbiolina che vide alzarsi dai fontanili, durante un'alba trascorsa a pescare con il nonno in riva alla lanca.
- cosa? - le domando' preoccupato.
- promettimi che resterai cosi' come sei il più a lungo che potrai. - disse lei che si era nuovamente abbassata, per guardarlo meglio in quei suoi occhi  vispi.
Marco annui' e poi disse un sommesso si. Anche se non era per nulla certo che avrebbe mantenuto quella promessa.
- bravo! - esclamo' Donatella rialzandosi di scatto, come se la risposta del ragazzino le avesse di colpo scrollato via quella cappa di tristezza.
Si sorrisero nuovamente l'un l'altra ed improvvisamente entrambi si voltarono verso la strada, attirati dal rumore di un'auto che procedeva velocemente.
- eccolo! E' di nuovo lui, devi andare ora - disse Donatella con tono fermo.
Marco si spavento' nel vedere la vecchia Fiat verde farsi minacciosamente sempre più vicina. Si avvicino' alla sua bici ma subito si volto' verso di lei. La fisso'.
Donatella era gia' risalita in auto.
- tu scappa di la', vai! Io lo blocco. Ciao Marco, addio. - disse con la testa quasi fuori dal finestrino mentre avviava il motore della sua Volkswagen.
Fece retro marcia ed ando' ad occupare tutta la piccola strada sterrata, laciando solo lo spazio per far passare il ragazzino sulla bici. Che prese a pedalare più forte che poteva.
L'uomo, ancora arrabbiato per la vana ricerca della piccola peste che lo aveva preso in giro in quella situazione, arrivo' strombazzando. Vide il ragazzino allontanarsi dietro la Golf ed urlo':
- spostati, stronza che lo vado a beccare.
Donatella, con spirito deciso, rispose prontamente:
- le rivuoi o no le tue dannate cinquemila lire?  

 


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