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 Senza Dirsi Addio Riduci

Per l'ennesima volta un antifurto squarcia il silenzio della notte di Besate, piccolo comune immerso nelle risaie nel parco sud del Milanese. La signora Antonella, stanca per la pesante giornata trascorsa a badare ai tre nipotini, ha un gesto di stizza. Nel letto, si gira verso il marito. Che dorme profondamente. Accidenti, pensa. Ma, essendo una donna posata che quasi non conosce sbotti d'ira, si limita a pensare a come riuscire a dire, nel modo più carino, ai giovani vicini di casa di evitare questi urti notturni per i timpani.

Di solito, se sono in casa, dopo pochi secondi smette. Passa un lasso di tempo che ad Antonella pare essere quasi cinque minuti. Una certa dose di irritazione le sta salendo, quando si rende conto di essere definitivamente sveglia. Occhi spalancati ed orecchie tese ad ascoltare il sibilo di quella sirena che dista meno di venti metri dalla sua finestra, rimasta aperta per la calura.

Improvvisamente, Umberto si alza di scatto. Lei osserva la figura filiforme del marito, messa in risalto dalla candida canotta, che si avvicina alla finestra. Sta per chiuderla quando, con la mano sulla maniglia, si ferma ed avvicina la testa alla zanzariera, porgendo l'orecchio verso l'esterno. É chiaro che sta ascoltando qualcosa.

- che c'é? - le chiede la donna

- ascolta, qualcuno sta urlando, sta succedendo qualcosa.

 

La grande villa, ristrutturata quindici anni prima, ospita al piano terra i genitori di Sergio, che occupa i due piani superiori con la moglie Cinzia. Anche i due anziani, che la sorte non ha ancora voluto fossero nonni, nonostante i tre figli maschi tutti attorno alla quarantina, sono a letto da qualche ora. La finestra chiusa attutisce al quanto il suono della sirena, che ha iniziato ad ululare da qualche istante, dalla parete esterna superiore, dietro l'angolo.

Anna é la prima a svegliarsi, poiché ha sempre avuto il sonno leggero, tanto che quando sopra ci sono ospiti, le risulta difficile addormentarsi. Apre gli occhi ed osserva le righe di luce che si fissano, fioche, sulle tende. Aspetta anche lei il momento in cui il figlio o la nuora spegneranno l'antifurto. Invece, dopo qualche istante, ode un tonfo provenire dalla sala o meglio dal giardino prospiciente la finestra del grande salone. Un tonfo che le scuote il cuore e la fa balzare sui gomiti. Una forte paura la attanaglia e le impedisce di muovere le gambe. Riesce solo a sussurrare:

- Luciano, Luciano, hai sentito? - chiede al marito ancora addormentato.

Dopo una manciata di secondi, sente i passi pesanti di qualcuno che scende di corsa le scale al piano superiore, mentre l'allarme resta inserito. A questo punto l'anziana donna é completamente in preda al panico. Si alza urlando per svegliare il marito:

- Luciano! É successo qualcosa ai ragazzi, corri corri.

Ed é proprio mentre i due genitori stanno attraversando il salone che sento lo straziante urlo di dolore. E riconoscono la voce del figlio che urla il nome della moglie.

- Cinzia, nooo !

 

Quando entrambi, con il cuore in gola, escono in giardino, trovano Sergio che abbraccia a terra la moglie, reggendole il capo con le mani. Piange urla si dispera.

La donna non si muove, gli occhi sbarrati, il corpo in una posa innaturale, con una gamba piegata sotto l'altra. Il marito ha le mani insanguinate.

- Mamma, chiama il 118, il 118, presto !

Urla Sergio quando scorge i genitori farsi avanti sul sentiero lastricato di beole che costeggia la casa. Lo stesso dove, qualche metro più avanti di loro, lui si trova a terra con il capo della moglie sulle gambe.

- Cosa é successo, figlio? Cosa cosa... - riesce solo a sussurrare la donna con entrambi le mani sul viso, a coprire la smorfia di dolore e spavento.

- il 118, corri corri, 118

 

Quando l'ambulanza arriva, manovrando con fatica nell'angusto cortile che dalla via centrale porta alla casa, Luciano, il padre di Sergio, commerciante ritiratosi in pensione dopo oltre quarantacinque anni di lavoro, accoglie i barellieri e li guida.

Tuttavia, già sa che per la nuora é tutto inutile. Aveva da poco visto il figlio sbiancarla ed accasciarsi accanto a lei, il cui cuore non batteva più. Aveva anche visto le chiazze scure di sangue e, alla luce del vicino lampioncino posto nel prato, aveva scorto qualcosa di raggrumato. Chiaro segno che il capo della giovane donna aveva subito danni tremendi.

Per questo, davanti ai barellieri, non mostra quell'agitazione, quell'ansia di chi vuol fare in fretta, sapendo che c'é ancora speranza.

Essendo passati quasi venti minuti da quando tutto é successo, la loro speranza in un miracolo si era appena spenta.

 

- largo, largo, permesso!

Il primo paramedico, Mario, cerca comunque di arrivare il prima possibile dal ferito. Questa notte, come quella precedente, ha iniziato il turno volontario alle dieci di sera. É periodo di ferie e chi resta é chiamato a qualche sacrificio in più. Come ieri notte, quando sono accorsi sul luogo di un terribile schianto, trovando una delle auto coinvolte finita dentro il naviglio. Arrivati per primi, si era tuffato per estrarre i due malcapitati ancora seduti nella macchina, che per fortuna non era completamente sommersa. Con tutta la forza e la caparbietà che lo contraddistingue, era riuscito a salvare quelle due vite.

Ma stanotte, appena chinatosi su quel corpo di donna avvolto in una candida camicia da notte, si rende subito conto di essere impotente.

- che é successo? Alla centrale avevate detto che respirava ancora... - chiede Mario, guardando a turno i visi dei tre familiari.

Capisce che dal marito, coperto solo da un paio di slip neri e seduto a terra con le spalle al muro, non avrà risposte lucide. É sotto shock.

Guarda allora la donna, anche lei in camicia da notte, dalla robusta corporatura, in piedi ma inebetita. Col cellulare ha appena chiamato qualcuno.

Si volta quindi di spalle ed incrocia lo sguardo attonito del vecchio che gli ha fatto strada.

- non lo sappiamo. Mio figlio non ha parlato, ancora. Crediamo sia caduta da quella finestra lassù, dalla ringhiera...

La voce flebile, gli occhi vitrei, con la mano indica un punto sulla verticale di dove si trova Mario. Il quale, appoggiato dolcemente il silenzioso polso della donna, si alza e fissa anche lui la finestra, appena illuminata dalla luce del giardino e da una lampada rimasta accesa in casa.

- ma saranno appena sette metri... - dice facendo due passi indietro, sull'erba.

Nessuno ha tempo di ribattere, poiché dal fondo del viottolo stanno arrivando i genitori di Cinzia. Il primo ad arrivare é il padre, che corre a chinarsi accanto alla figlia, senza parlare. Poi arriva la madre. Da lontano, alla vista di quella scena, con i consuoceri che la guardano lacrimando, e la figlia riversa a terra, la donna sviene, adagiandosi su stessa. Viene subito soccorsa dagli altri due paramedici, che erano rimasti qualche metro più indietro del loro capo turno.

 

Fuori dal cancello della villa, un certo numero di curiosi si chiede cosa stia succedendo. Augurandosi che non sia nulla di grave, alcuni pensano ad un malore dei due anziani padroni di casa.

Poi qualcuno dice di averli visti entrambi, e allora il chiacchiericcio si fa più intenso, in una ridda di ipotesi. Finché Umberto non si fa coraggio, si addentra a passi lenti nell'ingresso del cortile, si allunga un po’ per scorgere meglio oltre il capannello che si é creato attorno alla donna svenuta li vicino. E scorge Sergio seduto accanto al corpo della moglie. Dal fatto che non le stanno prestando soccorso, capisce che non c'é nulla da fare. La loro giovane vicina di casa é morta.

Si gira in direzione della moglie, la fissa e le dice, senza un filo di voce, sapendo che lei avrebbe colto il movimento delle labbra:

- é Cinzia, é morta.

La donna non parla ma si porta le mani nei capelli, chinando il capo. Qualcuno accanto ha capito.

- é morta la nuora.

- ma é giovane, trent'anni.

- no, quasi quaranta, come il figlio.

- ma che tragedia...

- e come sarà successo? Un malore?

 

Poi, improvvisamente! Il silenzio cala sul gruppetto di curiosi accalcatosi tra la lettiga ed il cancello. Per rispetto, nessuno parla più.

Si sente solo il pianto di un bambino in lontananza, svegliato dal trambusto e dalle luci del lampeggiatore blu e rosso che illumina le pareti delle case del vicinato, penetrando nelle finestre aperte. In cielo, la sagoma incompleta di una bianca luna toglie luce alle stelle.

 

- dobbiamo chiamare i carabinieri, che poi avviseranno la questura - dice Mario, avvicinandosi a Luciano, che fa solo un cenno col capo.

- ci pensiamo noi con la radio.

 

All'arrivo dei militi, dopo un breve colloquio con il brigadiere, Mario fa cenno ai suoi che possono andare. Laura, la madre di Cinzia, si é ripresa, al meno dal punto di vista fisico. Resta lo shock.

L'ambulanza si fa largo tra i curiosi e, quasi silenziosamente, lascia il luogo della tragedia. Mario e suoi, con una velatura di tristezza in viso, si avviano verso la base.

- sarà, però c'é qualcosa che non mi convince... - si lascia scappare Mario, mentre mette in bocca una gomma.

 

Il brigadiere, che conosce bene la famiglia, si muove con estrema delicatezza. Sa di dover compiere delle azioni che possono sembrare crude, ma deve. Non é la prima volta che deve accudire un cadavere in attesa del nulla osta, ma a Besate non gli era ancora successo.

Si avvicina all'uomo seduto, gli porge una coperta che poi gli appoggia sulle spalle ancora nude.

Cerca di usare parole delicate per convincerlo a spostarsi da quel punto, per permettere al giovane collega di stendere il telo di plastica.

Accompagna Sergio accanto al suocero, appoggiato in piedi al muro, poco più in la. Le due anziane donne si sono riparate in casa, mentre Luciano, in calzoncini e ciabatte osserva i movimenti da più lontano.

- Dobbiamo aspettare l'arrivo del magistrato e forse del medico legale. - gli dice ancora il brigadiere, tornato da lui.

- sa dirmi cosa é successo? - gli chiede dopo una breve pausa.

- una disgrazia. Cinzia é caduta dalla finestra della sua camera, al secondo piano. Ha sbattuto la nuca, c'é sangue dappertutto.

- accidenti... Che tragedia. - e lascia ancora passare qualche secondo, mentre scruta la ringhiera della finestra al secondo piano.

- signor Luciano, mi dica una cosa. Dopo che Cinzia é caduta, immagino che suo figlio sia corso giù.

- si, é così. L'abbiamo sentito scendere.

- e dopo, qualcuno é risalito in casa? - chiede con delicatezza il brigadiere, consapevole che sta per affrontare un tema delicato, che forse poi verrà ripreso dal magistrato.

L'anziano genitore fissa negli occhi il brigadiere, con cui spesso prendeva un caffè quando la pattuglia passava a controllare davanti al suo negozio di alimentari.

Con voce calma e tranquilla gli risponde:

- si certo. Sono salito io in camera di mio figlio. Per prendere gli slip dal cassetto, dato che era sceso in giardino nudo.

Poi é il suo turno per le domande.

- quando arriva polizia?

- spero entro mezz'ora. Stanno prelevando il magistrato di turno. Le anticipo che vi faranno delle domande. Anche se la situazione é dolorosa, é importante che siate lucidi. Le consiglio di parlare con suo figlio, gli porti dei vestiti e poi chiuda la casa, senza toccare nulla. Meglio, anzi, se gli presta una sua tuta, senza salire su. Anzi, vada a chiudere la porta.

- guardi che é stata una tragedia.

- certo. Ma proprio per evitare possibili disguidi o incomprensioni, meglio evitare che altri salgano in casa. Conosco suo figlio, non si preoccupi.

- si grazie, brigadiere.

 

Quando, dopo quasi un’ora, arriva la pantera azzurra della polizia con a bordo il magistrato, tutti i famigliari della donna morta sono accasciati sulle sedie di legno, nella cucina al piano terra, attorno al grigio tavolo. Il silenzio è surreale. Sono tutti li tranne Sergio che, vestito con una tuta evidentemente non è della sua misura, è rimasto accanto al cadavere della moglie, che giace da oltre due ore sotto un telo di plastica.

Il rumore delle ruote sulla ghiaia del cortine esterno e le azzurre luci dei lampeggianti, hanno annunciato l’arrivo dei funzionari. Come in precedenza, è ancora il padre di Sergio ad andare incontro ai nuovi arrivati. I convenevoli sono veloci ed abbastanza freddi. Non è mai simpatico dover attraversare la città nel cuore della notte per recarsi in aperta campagna. Ed il giovane magistrato, una donna di circa trent’anni, cerca di mascherare il più possibile il suo disagio. Marta è una donna di statura non elevata, con neri e lunghi capelli ad adornare un viso di forma allungata. Cresciuta in Sicilia, ha completato gli studi a Milano e da poche settimane è di servizio dopo aver passato tanto tempo ad affrontare numerose scartoffie burocratiche. Purtroppo al buio di quel giardino, i suoi occhi scuri incutono un senso di inquietudine nei famigliari che incrocia.

Il brigadiere le presenta Luciano. La giovane donna, dimostrando di essere stata messa al corrente di parecchi dettagli, si rivolge nuovamente all’anziano padrone di casa.

- Signor Luciano, vorrei parlare con suo figlio, mi porti da lui.

Con passo svelto, la donna segue l’uomo e, dopo pochi passi percorsi nel viottolo del giardino, scorge a terra il telo ed un uomo accanto. Mentre si fa da parte per far passare il medico che la segue, la cui valigetta è grande almeno il doppio della sua, si avvicina a Sergio, restando accanto al padre, che con voce suadente cerca di convincere il figlio.

- Sergio, è arrivato il magistrato. Vieni dentro che lei ti vuole parlare.

- no, parleremo qui.

Cercando di capire la situazione, Marta adotta l’atteggiamento più consono alla situazione.

- signor Sergio, prima di tutto le faccio le mie condoglianze per la vostra tragedia…

- si, grazie – le risponde di rimando Sergio, interrompendola e senza mai alzare lo sguardo, che è fisso sul medico

-… purtroppo però la legge mi da un compito che può apparire sgradito. Le dovrò fare alcune domande dopo che mi avrà raccontato quello che è successo.

Sergio ascolta la donna ma non distoglie gli occhi dalle mani in guanti bianchi che stanno tastando il corpo della moglie. Le osserva mentre sollevano il capo, toccano i capelli, la nuca, tastano le vertebre del collo, passano sul viso per forzare le labbra ed aprire la bocca, poi sollevano le palpebre mentre con una piccola torcia a forma di penna, il medico scruta velocemente l’interno degli occhi.

Sergio inizialmente ha un leggero sussulto che poi lascia spazio ad uno sbotto.

- cosa sta facendo? La smetta?

E mentre grida queste parole fa un mezzo scatto verso il medico, ma viene prontamente bloccato dal brigadiere Gargano, che lo prende per un braccio, dicendogli:

- Sergio, su si calmi. Capiamo la sua situazione, ma ora è importante che risponda al magistrato.

- va bene. Prima però voglio vedere il medico che finisce, poi parleremo.

 

Dopo qualche minuto, il medico scrive velocemente qualcosa su una cartella, scambia un breve paio di battute con il magistrato, e poi due persone in divisa, probabilmente commessi di un istituto avvisato dalla polizia, iniziano ad inserire il corpo di Cinzia in un sacco di tela. Con una serie di movimenti al contempo decisi e delicati, anche per via dei dolorosi occhi che sentono addosso, i due svolgono diligentemente il loro compito, chiudendo poi la zip del sacco.

Cogliendo il momento, il brigadiere si rivolge ai parenti:

- ora porteranno il corpo all’obitorio dell’ospedale di Abbiategrasso. Domani chiedete del dottor Silvani, al piano terra. Vi darà tutte le spiegazioni sulle cose da fare.

- grazie brigadiere, la ringraziamo davvero. – risponde Luciano a nome di tutti, mentre il corpo viene infilato nel baule di una station wagon scura.

 

Marta e Sergio sono soli seduti attorno al tavolo della saletta al piano terra. La finestra di questa stanza che è arredata con i mobili della vecchia casa, si affaccia a meno di un metro dal punto in cui giaceva il corpo di Cinzia.

 

La serata é andata come le altre, senza particolari novità. Anzi, l'unica variazione al solito tran tran casa-ufficio-casa, dato che lavoriamo entrambi a Milano, é stato l'aperitivo a sorpresa che ho preparato. Nulla di speciale. Per il resto, come al solito: prepariamo la cena, si mangia, si vede un film registrato sull'hard disk da Sky, si va a letto quando sarà stato mezzanotte mezzanotte e mezza, circa, non saprei di preciso. Ci prepariamo, lei si lava i denti mentre io leggo il giornale seduto sul water. Poi lei si gira e va in camera, io dopo un po’ accendo il pc e controllo la posta ed altre cose. Credo di averci impiegato circa venti minuti.

Di solito, appena entra in camera, prima di coricarsi, Cinzia inserisce l'antifurto usando la chiave magnetica. Questo funziona sia sugli infissi che con gli infrarossi al piano sotto.

Mentre sono ancora in bagno, improvvisamente sento la sirena suonare. Pensando che, come era capitato per due mattine di fila, Cinzia avesse aperto la finestra senza ricordarsi di aver appena messo l'allarme. Per cui li per li non mi preoccupo, anzi la chiamo per prenderla in giro, bonariamente. Ma il suono é troppo forte, lei non mi sente. Quindi mi sistemo velocemente e vado in camera, accendo la luce, trovando il letto vuoto e la finestra spalancata. Un tonfo al cuore mi prende....

Mi precipito alla finestra, guardo giù e la vedo a terra, con la testa proprio sul bordino del sentiero lastricato.

Si era buttata, così, senza dirmi nulla, non un rumore non una parola. Nemmeno un addio....

Nudo, mi precipito fuori, scendendo le scale.

Forse non si é fatta male, ricordo di aver pensato. Sono pochi metri, solo qualche ossa rotta.

Ma appena mi avvicino mi rendo conto che il suo sguardo é fisso. Allora ricordo di essere caduto nel panico, ancor di più quando ho sentito che il polso non pulsava più...

 

- e poi ha urlato per chiamare i suoi genitori ? - lo interrompe finalmente Marta.

- credo di si, poi i ricordi si fanno confusi...

- mi parli dell'aperitivo a sorpresa.

Marta intende farlo parlare, con tranquillità, di tutti i dettagli, anche i più secondari. Sa che spesso questi sono forieri di spunti che poi si rivelano interessanti.

- mi é venuto in mente per caso. Noi usciamo pochissimo ma proprio ieri sera avevo un appuntamento per un aperitivo a Milano, con un vecchio compagno di università che ho da poco ricontattato. Poi, proprio mentre Cinzia si era detta interessata a venire, Fabio disdice improvvisamente a causa di un imprevisto. Quindi, nulla. Resto in ufficio mentre Cinzia passa al centro commerciale di Assago. Quando la chiamo, come faccio sempre, per avvisarla che sto uscendo, lei propone di raggiungerla al Carrefour e fare noi l'aperitivo. Ma io oramai non ero più in vena, al centro commerciale poi... Così le dico che ci vediamo a casa.

Ma durante il tragitto in scooter, penso che forse avrei fatto meglio ad andarci... Sarebbe stato carino, proprio perché non usciamo mai. Ma oramai era tardi. Decido quindi di fermarmi al bar qui vicino e prendo due analcolici da portare a casa, dove prima preparo un piattino di stuzzichini e poi inizia a pelare le patate per la cena.

Quando lei arriva, la sorpresa ha il suo effetto, anche se mi sarei aspettato qualcosa di più. Va anche detto che, pur avendo preso due tipi di bibite diverse per farle scegliere quello che preferiva, lei si era sforzata di berne uno, dicendo che avrebbe preferito un succo. Che a casa non abbiamo, però...

- quindi lei si é contrariato?

- niente affatto. Lei mi ha ringraziato, io mi son scusato per non aver pensato al succo di pera. Abbiamo sgranocchiato gli stuzzichini in pace, mentre le patate si cuocevano nella pentola a pressione.

- ah, la pentola a pressione. Dicono che sia pericolosa. Ma dunque tutto normale, come sempre. Ieri nessun particolare segnale. E nei giorni passati? Avete avuto qualche discussione? C'erano motivi d'ansia per Cinzia. Ci dovrà pur essere qualcosa... - il tono di Marta assume un taglio sempre più di partecipazione, di complicità. Come se loro due fossero amici e stessero parlando della vita di un loro conoscente, cercando di farsi una ragione del folle gesto.

 

Sergio si incupisce. Si volta verso la porta socchiusa, oltre la quale sente il sommesso bisbiglio dei suoi parenti più cari. Riconosce il singhiozzare della suocera, che chiede al marito di portarla all'ospedale dalla sua bambina.

Tira un sospiro. Poi si volta a guardare la giovane donna dagli occhi scuri, fissandola con intensità.

Lei si prepara ad una rivelazione.

 

- in effetti, abbiamo una situazione complessa, da più punti di vista. Ma certo non andavo ad immaginare che potesse avere una reazione del genere...

- prendeva dei farmaci ? - lo interrompe.

- no al momento no. Anzi, forse una pastiglia per aiutarsi di tanto in tanto a prendere sonno...

- ma mi racconti tutta la situazione, prego.

- i nostri crucci sono, anzi erano... principalmente tre: il lavoro, suo e mio, la difficoltà ad avere figli, la casa. E glieli ho enunciati in ordine sparso...

- mi dica delle difficoltà per i figli.

- sono anni che ci proviamo. Abbiamo fatto anche quattro tentativi di PMA..

- scusi?

- procreazione medicalmente assistita. Due a Milano tra 2003 e 2004, due a Reggio Emilia nei due ultimi anni. Tutto invano, a causa della sua situazione fisica. Tra i due, forse, quello che più teneva ai figli. E credo che lei soffrisse più per la sua inadeguatezza verso di me che non per il desiderio di maternità inesaudito. In queste settimane stavamo ragionando se accettare o meno la proposta del primario di recarci in Spagna per un ultimo tentativo.

- capisco la vostra situazione, conosco molte coppie come voi...

- e questo argomento si ricollega agli altri due. Il fatto di cambiare o meno casa, impegnandosi economicamente proprio mentre si sta cercando la prole; e cercare un nuovo lavoro per lei, magari in zona, dato che é estremamente scontenta del suo lavoro. Sia per il rapporto con alcuni colleghi ed i capi, che per la fatica del tragitto in macchina. Ma che fare? Cambiare prima o dopo la PMA? Cosa dire ai possibili nuovi padroni? In passato aveva apertamente rinunciato ad un posto poiché aveva ammesso di cercare la maternità. Quella piccola azienda non avrebbe potuto sostenere un suo arrivo e poi un'immediata licenza. Era fatta cosi, la mia Cinzia...-

E per la prima volta, Sergio piange. Fino a quel momento era rimasto con i sacchi lacrimali paralizzati. Ma ora, davanti a quella donna che gli sta raccogliendo le più intime confidenze, finalmente, si sono sciolti, lasciando libero sfogo ad un fiume di lacrime che sta per trasformarsi in un pianto a dirotto.

 

Marta si alza e, senza dire una parola, fa il giro del tavolo per andare a posargli una mano sulla spalla singhiozzante. Proprio in quel momento, entra la madre e si precipita a consolare il suo figlio prediletto.

La donna, sentendosi stanca ed estranea in quella stanza, esce senza dire nulla. Nel corridoio incontra il padre, gli lascia il suo biglietto da visita, dicendo che la settimana prossima avrebbe chiamato lei. Ma che se avessero avuto bisogno possono trovarla ai recapiti scritti su quel piccolo biglietto fresco di stampa.

Prima di andarsene, però, vuole essere accompagnata a visitare la casa al piano superiore. Il brigadiere Gargano le fa strada.

 

Tornata dalla veloce visita, Marta saluta nuovamente la oramai distrutta famiglia, rinnovando le sue sincere condoglianze. Un veloce sguardo all'orologio e pensa che farà appena in tempo a rientrare in ufficio per fissare sul proprio pc le note che aveva fissato mentalmente in questi quarantacinque minuti passati a Besate. Paese di cui prima ignorava l'esistenza, nonostante siano oramai oltre sei i suoi anni milanesi. Il ricordo di quella famiglia così unita le ha fatto tornare alla mente i propri genitori, che ancora vivono con i suoi zii. La classica famiglia allargata.

In questa vicenda, ci sono alcuni particolari che potrebbero meritare una maggiore attenzione. Ma tutto dipenderà dall'esito della perizia medico legale che ha deciso di far eseguire, nonostante le apparenze facciano credere si sia trattato di una disgrazia. Sinceramente, nel profondo del suo cuore, Marta si augura di non dover aprire alcun fascicolo, ma non esclude di dover incontrare nuovamente il neo vedovo.

Tornata dalla veloce visita, Marta saluta nuovamente la oramai distrutta famiglia, rinnovando le sue sincere condoglianze. Un veloce sguardo all'orologio e pensa che farà appena in tempo a rientrare in ufficio per fissare sul proprio pc le note che aveva fissato mentalmente in questi quarantacinque minuti passati a Besate. Paese di cui prima ignorava l'esistenza, nonostante siano oramai oltre sei i suoi anni milanesi. Il ricordo di quella famiglia così unita le ha fatto tornare alla mente i propri genitori, che ancora vivono con i suoi zii. La classica famiglia allargata.

In questa vicenda, ci sono alcuni particolari che potrebbero meritare una maggiore attenzione. Ma tutto dipenderà dall'esito della perizia medico legale che ha deciso di far eseguire, nonostante le apparenze facciano credere si sia trattato di una disgrazia. Sinceramente, nel profondo del suo cuore, Marta si augura di non dover aprire alcun fascicolo, ma non esclude di dover incontrare nuovamente il neo vedovo.

 

Passata una settimana dal funerale di Cinzia, Sergio é a colloquio con Marta. Si tratta di un incontro formale, e la presenza di un avvocato non é propriamente necessaria. Non essendoci alcun particolare motivo di preoccupazione, Sergio ha accettato tranquillamente l'invito della giovane PM. Così, in un angusto ufficio in cui la scrivania occupa quasi metà dello spazio disponibile, i due stanno affrontando la fase iniziale e più imbarazzante del loro colloquio. La donna, giocherellando con le bacchette degli occhiali, appoggiati su una pila di documenti e poi ripresi, non riesce a mascherare quanto vorrebbe la sensazione di disagio che prova di fronte a questo uomo che resta comunque una persona toccata da un profondo e tragico dolore.

Quando il suo sguardo ricade sugli appunti del caso, rileggendo le note che aveva scritto due giorni prima, ritrova l'impulso per abbandonare condoglianze e convenevoli.

- dunque, Sergio l'ho chiamata giusto per alcune ultime verifiche prima di archiviare il doloroso fascicolo che vi riguarda.

- si certo. Voglio darvi tutte le informazioni che necessitate e concludere il prima possibile con questa trafila burocratica. É stata una settimana durissima con tantissimi documenti e pratiche da definire. - l'uomo risponde all'invito con sincera disponibilità, ma dal suo viso teso traspare tutta la stanchezza che solo un grande dolore riesce a segnare sul fisico di una persona.

- mi dispiace dover iniziare con questo argomento, alquanto crudo, Sergio, ma come prima cosa la devo informare degli esiti dell'autopsia disposta su sua moglie. - dice la donna aprendo il primo fascicolo sulla pila posta accanto al monitor del pc.

- ah, non ci avevo più pensato.

- dunque. Il medico certifica che la morte é sopraggiunta istantaneamente per un doppio trauma: una profonda lacerazione nella zona occipitale laterale destra del cranio e, evento causato sempre dalla caduta, frattura delle prime tre vertebre cervicali. Quest'ultima é stata tanto profonda da tagliare di netto i fasci nervosi che corrono attorno al midollo, generando l'immediata morte cerebrale di Cinzia. - Marta fa una breve pausa per distogliere gli occhi dal foglio e dare un veloce sguardo al suo interlocutore, ancora seduto nella stessa posizione che ha assunto la prima volta.

- Mi scuso per questi dettagli, ma almeno sappiamo che sua moglie non ha sofferto. É stato come se le avessero staccato la spina da cui riceveva gli impulsi vitali che arrivano al cervello. In pochi istanti é avvenuta la morte cerebrale, mentre il cuore ha continuato a pulsare ancora per un minuto o due, sempre più debolmente. La disconnessione del flusso midollare interrompe tutti i movimenti involontari del corpo, respirazione e battito cardiaco. Non ci sono studi significativi in grado di dirci entro quanto tempo il cuore normalmente si fermi, ma... -

Su questo punto Sergio ritiene di dover intervenire:

- scusi, sa, ma in questi giorni ho ripensato infinite volte a quanto tempo possa essere passato dacché Cinzia s'é lanciata... Come le dissi, io ero in bagno, con la porta chiusa, stavo lavorando al pc portatile. Quando ho sentito suonare l'allarme, ho aspettato che lei lo disattivasse con la chiavetta, in camera. Avrò forse atteso quindici venti secondi, poi ho chiamato una prima volta Cinzia, e poi ancora. Dopo la mancata risposta di Cinzia ho iniziato a preoccuparmi, e ho detto: ma che stai facendo, mentre mi sono sistemato... - l'uomo fa una breve pausa come a riposarsi, avendo rivoltato sulla scrivania della PM tutte queste quasi d'un fiato.

- ... A distanza di qualche giorno posso immaginare che nel complesso sia trascorso circa un minuto, forse pochissimo meno. Così entro in camera, accendo la luce e, vedendo la doppia finestra spalancata e la stanza vuota, rimango interdetto. Torno fuori, in corridoio, chiamo ancora Cinzia credendo che fosse scesa al piano sotto o in una delle altre due stanza. Ma il buio dei locali e le porte chiuse mi raggelano il sangue. Rientro in camera ed avanzo piano verso la finestra, col terrore in gola. Il letto é poco disfatto, con il lenzuolo ripiegato a triangolo verso il centro. Arrivo alla balaustra. Le ante delle persiane sono aperte, ma non completamente. Appoggio le mani al gelido ferro della sbarra, pian piano cerco di sporgermi, ma sono rigido. Come se non riuscissi a metter fuori la testa. Devo fare uno sforzo enorme per riuscire ad osservare fuori. Quindi, credo, anche se é davvero difficile dirlo perché i miei movimenti potrebbero in realtà essere stati più veloci come pure più lenti... Insomma, con orrore vedo Cinzia la sotto, a terra, immobile. E saranno passati, dicevo, altri venti trenta secondi. Cui devo aggiungere gli istanti che mi sono volati tra le mani, che mi son portato prima tra i capelli e poi sulla bocca. Quindi...-

Ora é la donna ad interrompere il monologo dell'uomo.

- quindi s'é precipitato giù per le due rampe di scale... -

- si, ma ho dovuto prima recuperare le chiavi, aprire le quattro mandate sopra e le due sotto... -

- ricordo che la serratura sotto all'interno ha la rotella, esatto? - chiede Marta con tono calmo e tranquillo.

- si certo, ricorda bene. Poi c'é ancora il gancio di sicurezza sopra, che sempre viene dimenticato. Ma alla fine, ho parlato tanto per dirle che alla fine dovrei essere arrivato da lei dopo circa due minuti, o poco più.

Nella confusione, ero davvero sconvolto, sa, é passato ancora qualche secondo prima che mi mettessi a controllare il battito del polso e poi il cuore. Ed i battiti non c'erano... Ecco, in poco più di due minuti il battito già non c'era più ... -

Dopo un discorso tanto accorato, l'eco dei termini medico-scientifici usati dalla PM non c'é più. Le statistiche mediche non hanno valore di fronte al dolore di una così grave perdita. Marta ora é ancor più combattuta di quanto non lo fosse tre giorni prima, quando convocò questo quarantenne dai capelli spruzzati di grigio. Nell’uomo che ha di fronte, pur coperto dal velo della tragedia che rende opaca la luce dei suoi occhi, restano evidenti i segni di uno spirito gioviale. Dopo il primo colloquio a caldo, la donna era rimasta colpita dal modo di fare di Sergio, e le era parso di cogliere una nota stonata nel suo comportamento. Come aveva imparato a fare, aveva prestato molta attenzione al linguaggio non verbale assunto da Sergio quella tragica sera. I suoi gesti, la sua postura, la rigidità del collo, altri piccoli particolari, insomma, che le erano apparsi in contrasto con il contenuto tragico del suo primo racconto. Aveva pensato che potesse essere colpa del forte stress; dopo tutto aveva vegliato per oltre un'ora il corpo di sua moglie.

Tuttavia, oltre al fatto di volersi chiarire un paio di dettagli, l'aveva convocato con la scusa del referto autoptico anche per rivederlo, per osservarlo nuovamente mentre parla. Ed il lungo discorso che le ha appena fatto, con voce tranquilla e parecchie pause, le aveva confermato i suoi originali dubbi. Forse quello che Marta sta maturando in cuore é qualcosa che sui testi e nelle procedure non si trova. Il suo primo insegnante sul campo, però, le aveva consigliato di imparare a fidarsi del proprio istinto. Ascoltare qualunque vocina che da dentro indicasse una strada. Certo però dopo questo suggerimento il dottor Martini, dall'alto della sua esperienza, si era poi raccomandato di fermarsi a rielaborare la traccia alla ricerca di concreti elementi da valutare e approfondire. L'istinto troppo spesso porta o dalla parte sbagliata o, peggio, pur essendo nel giusto, se non si seguono le procedure, si rischia per troppa foga di invalidare il materiale probatorio.

Marta da una rapida occhiata all'orologio di Sergio. Un modello con grande cassa in acciaio, con quadrante e cinturino colorati di un sgargiante giallo canarino. Un pezzo del genere, che fa bella mostra di se sul polso destro, sembra stonare con il tipo di elegante completo scuro che Sergio porta con una camicia azzurra aperta sul collo.

Il caldo estivo, d'altra parte, necessita alcune concessioni più sportive anche nell'eleganza di un gessato.

- spero di non farle far tardi. Ha ripreso a lavorare, Sergio ?

- si, ieri. I colleghi, tra cui ho molti amici di lunga data, mi sono stati di grande aiuto e conforto...

- mi parli del suo lavoro, Sergio. La scorsa settimana mi ha detto di quello di Cinzia e dei suoi problemi... - Marta così mette sul tavolo il primo dei due argomenti che veramente le interessa affrontare con questo uomo, oramai non più sconosciuto. Già perché grazie ai suoi canali, frutto di anni di frequentazioni in cui era semplice tirocinante, in poco tempo é riuscita a raccogliere un vasto dossier non ufficiale su Sergio. La famiglia, gli studi, la carriera professionale, il suo ufficio, la salute, le coperture assicurative, lo stato economico patrimoniale e gli ultimi movimenti bancari e della carta di credito. Inutile dire, come si aspettava, che il suo nominativo é tuttora sconosciuto al casellario giudiziario. Aveva pensato di farsi dare anche informazioni di tipo telefonico, ma, non essendo più i tempi di prima, questo tipo di fonte ora le é preclusa nelle modalità parallele. Inoltre, per controllare il cellulare aziendale, avrebbe dovuto o chiedere a Sergio il numero o risalirci dall'operatore telefonico, andando a lasciare tracce esogene al perimetro dei suoi contatti sicuri. Lo stesso problema le aveva impedito il controllo del traffico internet. Nella sua grande sala aveva visto un apparecchio acceso con vari led, ed una piccola antenna; doveva essere un router con antenna wifi, segno che la libertà di connessione per quella famiglia era molto importante.

Da tutte le informazioni raccolte fino ad ora, si era costruita un profilo criminale di bassissimo interesse. Non vi aveva trovato nulla di minimamente rilevante. Ma ora, finalmente, può cercare di chiarire i due dubbi che le erano rimasti.

- il lavoro. Cosa le posso dire?... - inizia Sergio, con un atteggiamento che lui si sforza di far apparire normale ma che Marta inquadra come di prudenza, di estrema attenzione e cura. Cura nel dosare ogni singola parola, pronunciata senza fretta in un eloquio fin troppo elaborato per apparire spontaneo. - ... Lavoro nel marketing, sono dirigente di una piccola società controllata da un ristretto gruppo di persone, tutte amiche. Il lavoro, come può immaginare, occupa gran parte del mio tempo. Ora però rispetto a quando ero solo dipendente, quando mi ci dedico con passione lo faccio con la consapevolezza di costruire qualcosa che é anche mio. Questo perché sono socio dell'azienda da oltre due anni. Per me é importante. É un aspetto fondamentale e che mi mette in sintonia con la figura di mio padre, negoziate per una vita. Ora anche io quando mi capita di uscire per ultimo, controllo le luci, le finestre che siano chiuse, inserisco l'antifurto e, quando chiudo la porta dietro di me, mi sembra di vedere mio padre chiudere la serranda del "suo" negozio. Ecco, dietro a quella porta c'é qualcosa di mio...

- Immagino che i suoi orari di lavoro fossero difficili da coniugare con la famiglia - gli chiede Marta, facendo un immaginario passo ulteriore verso la sua meta.

- beh, forse qualche tempo addietro. In realtà da circa tre anni, grazie alla connettività che mi permette di mandare in ufficio documenti che elaboro a casa, e grazie anche all'orario posticipato di lavoro di Cinzia, al mattino abbiamo più di una buona ora da passare assieme facendo colazione. Oppure sbrigando qualche faccenda domestica, ricavando più tempo per noi nel week end. - Sergio fa una pausa e resta ad osservare la donna. A lei pare che lui stia pensando: ecco, argomento chiuso, non ho più nulla da dire. In realtà ora sta a lei scavare più a fondo. Consapevole del fatto che le prossime battute sarebbero state fondamentali. Un respiro e poi:

- Sergio, scusi. L'ho convocata qui sia per metterla al corrente della perizia che per chiudere definitivamente il fascicolo che riguarda questa sua tragedia familiare. A questo punto, senza che lei si debba preoccupare, dato che ho bisogno di ricostruire un possibile quadro entro cui far rientrare il gesto estremo della povera Cinzia, le sto per fare altre domande, diciamo cosi... un po’ più dirette. Serve capire quali fossero i motivi di turbamento, approfondendo gli accenni da lei avuti nei giorni scorsi. - il sostituto procuratore prende definitivamente posto davanti all'uomo, che per la prima volta inizia a sentirsi sotto interrogatorio.

- va bene, tutto il possibile... - mormora Sergio.

- quindi, a meno di scoprire che avevate recentemente stipulato una milionaria polizza caso morte a suo favore, Sergio, non ha nulla da temere - Marta ha voluto giocare per l'ultima volta con una battuta per allentare la tensione.

- le chiedo, quindi, se ci sono ragioni di tensione o attriti con Cinzia che, tutte insieme, l'abbiano spinta ad uccidersi? Che so? Una gelosia, la scoperta di qualcosa che le dava fastidio? ... - la donna resta ad osservare con attenzione la reazione del suo interlocutore. Il quale, restando apparentemente tranquillo appoggiato schiena e braccia alla comoda sedia, tamburella lievemente con due dita della mano destra, quella con l'enorme orologio. Poi si porta l'indice verso il mento, alza lo sguardo...

Sta recitando! Sta solo facendo scena!

Queste sono le parole che Marta vorrebbe sbattergli in faccia, ma si trattiene ed aspetta. Dopo tutto sa che si tratta di un incontro informale con una persona che, nonostante il vasto dossier sul suo conto, non é minimamente oggetto di indagini ufficiali.

- dunque... - attacca Sergio - della questione degli orari, che poi non era più una questione, le ho già detto. Cosa resta? Ora che ci penso, forse una lieve, o forse non tanto lieve, venatura di invidia. Lei ha detto: "gelosia"... Ecco, facendo il paragone con le nostre due carriere, posso immaginare che Cinzia, oltre ad essere estremamente insoddisfatta del suo lavoro, covasse una sorta di invidia o gelosia nei miei confronti. Non ne avevamo mai parlato direttamente, ma rileggendo sotto questa luce alcuni comportamenti passati, alcune mezze frasi... Sa che forse ci potrebbe stare. - Sergio sa cosa veramente intendeva la PM con quell'uso della parola "gelosia", per questo sta deviando il fuoco della sua attenzione. Solo si sta chiedendo come possa aver raccolto tali informazioni su di lui, in poco tempo e senza alcun informativa nei suoi confronti. Forse sta semplicemente bleffando. - ... Ma in fondo... Non ne sono sicuro. Dottoressa, oltre a quello che le ho già detto, l'infertilità, i rapporti con i suoi genitori, il lavoro, non riesco ad immaginare altro. C'ho pensato parecchio anche io, come farebbe qualsiasi marito che é stato abbandonato in modo cosi tragico, e senza una spiegazione. Non dico di essere perfetto, e chi lo é? Ma le posso giurare che, oltre a banali screzi di semplice vita quotidiana in coppia, non c'é nulla. -

Marta ha registrato il tono sempre più accorato del bravo attore che ha davanti.

"Sergio, sicuro che se si controllasse il suo PC non si troverebbe, che so?, del materiale sconveniente, immagini o email o tracce di chat che possono aver scatenato una reazione in Cinzia, o meglio... In lei?"

Ecco, per fare questa domanda all'uomo che, secondo il suo istinto da apprendista tenete Colombo, stava recitando una parte, la procedura le imporrebbe di aprire un fascicolo ufficiale su di lui. Chiedendone l'autorizzazione al procuratore capo e poi al GIP, il giudice per le indagini preliminari. Ma concretamente, su questo caso non c'é nulla che la possa aiutare. Già la scorsa settimana si era sentita messa un po’ in ridicolo quando aveva confidato ai colleghi i suoi dubbi per cui aveva chiesto l'intervento della scientifica sul luogo.

Se avevi intenzione di chiamare quella squadra, invece di tornartene a dormire subito, avresti dovuto disporre il sequestro della casa. Questa la risposta del suo capo. D'altra parte, durante la sua prima ed unica visita nella casa di Sergio, nulla ma proprio nulla era fuori posto.

Un moto di rabbia ed un senso di inadeguatezza le producono un inizio di rigurgito gastrico. Il sapore aspro del toast al salmone mangiato frettolosamente a pranzo le procura il solito fastidio e le riporta in mente la cantilena di sua madre per convincerla a farsi visitare. Vorrebbe tossire, ma si sforza in ogni modo per sopraffare la convulsione che sente formarsi al diaframma. Contrae gli addominali e così facendo da una spinta al basso ventre.  Sente chiaramente il flusso del mestruo che le percorre i tessuti interni, finendo giù ad inumidire il candido tessuto del tanga sportivo che indossa. Di colpo divenuta fragile, Marta si paralizza, incapace di aggredire come vorrebbe, come le hanno insegnato, quel figlio di puttana di un marito certamente fedifrago, che non riesce ad immaginare estraneo alla morte della moglie.

Ma ora, con la sua intimità in imbarazzo, con il senso di impotenza che le ha tarpato gli entusiasmi iniziali, ora é completamente persa, vinta. Vuole solo andare in bagno a cambiarsi.

 

Sergio, uscito con un senso di vittoria dall'imponente palazzo dove si celebrano riti in onore del popolo, sale a bordo della roboante roadster tedesca appena comprata in leasing. Si specchia velocemente e, per istinto o per abitudine che gli deriva dagli anni passati su auto normali, si volta a controllare i sedili posteriori. Che in realtà non ci sono, essendo la sua nuova macchina una due posti secchi. Pura celebrazione dell'ego maschile.

Si concede un'altra lunga occhiata di compiacimento, fissando la striscia di volto riflessa nello specchio retrovisore. Guardandosi però a lungo negli occhi non può fare a meno di pensare agli eventi dell'ultima settimana. Un lampo di sgomento gli cambia rapidamente l'umore. Dovrà lavorare a lungo su se stesso per far precipitare nel fondo più recondito del suo intimo il ricordo di quella orribile notte. Certo, il cambiamento di casa e l'allontanamento dagli occhi inquirenti di genitori e suoceri, gli avrebbe facilitato il compito. Deve solo trovare il tempo giusto per affrontare il tema con i suoi. Ma era gestibilissimo. Una certa dose di insicurezza, però, gli rimaneva a causa dell'atteggiamento quasi psicotico della PM. Quella donna, secondo Sergio, aveva intuito qualcosa. E nel suo ufficio, pochi minuti prima, erano arrivati davvero vicino ad un punto critico. Consapevole di non aver agito in modo perfetto, si interrogherà per le prossime settimane sulle effettive intenzioni di quella siciliana, un po’ tronfia ma anche fragile. Solo quando avrà ricevuto il suo carteggio saprà davvero di averla fatta franca. Nonostante le email inequivocabili scambiate con Silvia, la giovane collega, che null'altro proverebbero se non un suo tradimento e la sua menzogna. Nonostante le altre tracce informatiche lasciate cercando su internet informazioni sui traumi cerebro spinali, sulle tecniche omicide, le arti marziali più pericolose, il krav maga. Come stava facendo proprio quell'ultima notte, prima di sorprenderla nel letto.

Nonostante i conti del cronometraggio della sua ricostruzione facciano acqua da tutte le parti: la finestra in camera che si compone di infissi in vetro, ante delle zanzariere, ante delle imposte, le quali tutte vanno aperte; l'allarme che scatta alla prima apertura della finestra. Tutto ciò contrasta con la sua ricostruzione dei fatti. Nonostante tema che i suoi genitori possano dire di averli sentiti litigare per l'ennesima volta, ed anche aspramente.

Nonostante tutto ciò, ma forte della resa di Marta, con una scrollata di spalle scaccia l'accenno di brivido che gli si stava formando lungo la schiena.

 

Ritorna a concentrarsi sul volante sportivo ed il fascinoso cruscotto; poi si volta ad osservare il sedile accanto, su cui, qualche giorno addietro, stava seduta la bionda e bellissima sua nuova donna.

É proprio vero, pensa, mentre é ancora nell'autosilo, che ad una certa età, l'uomo di successo ha bisogno di piccole grandi soddisfazioni. Lui, nelle ultime settimane, se ne era prese parecchie. E la fiammante BMW che stringe tra le mani, é soltanto l'ultima. Di una prima fase. La fase di lui sposato. Ora, lo aspetta una nuova vita. Libero.

Un breve scatto della chiave ed il motore fa sentire tutta la sua teutonica potenza. Radio a palla, occhiali da sole, pronto per uscire alla luce, risalendo l'ultima rampa verso la libertà.

 


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