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 China Tales Riduci

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Tradizione e modernità

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 Il Cinese dalle Dita di Sasso Riduci

Dopo due intense giornate di camminate in lungo e in largo (viali, piazze, giardini, musei) e su e giù (siamo saliti in cima a due imponenti costruzioni – in ascensore!), l'altra sera era il momento giusto per un massaggio ristoratore, prima di una cena a base di cibo giapponese.

Entriamo nel fitness center dell’albergo (piscina, sauna, palestra e bowling) ed io mi metto a seguire giù per le scale un omino vestito con pantaloni bianchi (quelli tipo judo) e casacchina azzurra, mentre mia moglie segue la sua controparte femminile. Scorriamo veloci tra porte di marmo, scivolando su pavimenti decorati, per entrare negli spogliatoi. Zic-zac, son pronto per il relax e nuovamente ecco l’omino sorridente che mi fa strada.

Sdraiato sul lettino, con la faccia infilata in un accogliente ovale, inizio a pregustarmi la seduta. “one hour massage”. Avendo sperimentato negli anni, shiatzu, ayurveda, tailandese, rilassante, sportivo e ad altro ancora, eccomi pronto per il cinese. Accidenti però, appena questo piccolo omino con la camicia da grande puffo mi tocca, realizzo che invece di un relax saranno sessanta minuti di vera tortura.

Sto tipo ha le mani dure e vorticose. Inizia a torturarmi talmente duramente la parte destra della schiena, che subito mi viene alla mente una strana immagine. Il cinese dalle dita di sasso, talmente sono dure le sue estremità contro le mie povere costole. L’idea mi deriva dal romanzo di GG Marquez, cent’anni di solitudine, quando all’inizio, per descrivere la figura di un gitano, parla di uno zingaro dalle mani di passero. Ecco, questo omino che mi sta torturando con veemenza, è invece dotato di dita di sasso. Non pietra, bensì sasso.

Il sasso è una pietra levigata, dal vento o dall’acqua e per questo è più dura, più resistente. Mi immagino questo cinese dagli occhi piccoli ed i capelli corti neri, che avrà circa una cinquantina d’anni, fare questo mestiere da chissà quanto tempo. Mi immagino le sue mani essersi sempre più indurite e poi levigate, a furia di sfregare sui corpi di migliaia di clienti, appoggiato sopra un asciugamano. Mi chiedo come possa costui, dopo una giornata di poderosi sfregamenti, tornare a casa per cena e con delicatezza usare le micidiali bacchette per assaporare ravioli di gamberi e riso al curry. Il cinese dalle dita di sasso…

Dopo un tempo interminabile decide di lasciar respirare il lato destro della schiena e va a torturare il lato opposto, sempre con gli stessi ritmici e concentrici movimenti. Chissà se li conta o se osserva l’orologio. Poi è il turno delle scapole, che pare debbano essere trapassate da missili perforanti che farebbero invidia gig robot, con tutto il suo armamentario d’acciaio. Inizio a lamentarmi; prima un sommesso mugolio poi un vero e proprio lamento quando vengo afferrato sui muscoli tra il collo e le spalle (che siano i deltoidi?). Quelle sue maledettissime dita sassose vogliono strapparmi i tendini. La fronte mi sbattacchia sul bordo del buco ovale che, pure lui, sembra essere diventato duro come il marmo.

Quando, dopo un’impercettibile pausa di qualche secondo, sento qualcosa puntarmi sul gluteo destro, forte, sempre più forte, realizzo che stiamo arrivando al gran finale. La tortura degli arti inferiori. Prima una poi l’altra, le mie povere chiappe vengono massacrate con i gomiti di titanio del cinese dalle dita di sasso. Prima di finire, un tocco dietro alle ginocchia, ai polpacci e olè.

Finish.

L’omino se ne esce con un goodbye sbrigativo. Resto basito per qualche istante, poi, come colto da un raptus, voglio andare a salutarlo. Mi affaccio nella sala affianco e lo trovo già sdraiato in poltrona davanti alla tv. Lui mi vede, scatta in piedi con sguardo interrogativo ma io non gli do modo di profferir parola. Con una rapida mossa, ricorrendo alle ultime mie forze, lo avvicino e gli tendo la mano.

Thank you. Tu non mi vedi più…

 


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 Italian Beauty - appunti di viaggio Riduci

Oramai la gita di lavoro a Shanghai sta per finire. 
Abbiamo fatto gli ultimi ritocchi alle valige che era da un pezzo passata mezzanotte. Sono pesantissime, colme di regalini vari, tra cui alcuni fake watch presi su ordinazione. Morale: quando ho dovuto issare la valigia grande sulla scala mobile per raggiungere la stazione del MagLev, momenti casco indietro. Stavo perdendo l'equilibrio ma mi son tenuto a forza, facendo un mezzo giro su me stesso. Tanto che la persona che mi stava tre gradini dietro, s'e' preso un mezzo spavento e m'ha detto: attenzione! Con un tono gentile e rassicurante. Era un elegante giovanotto, vestito di tutto punto, completo scuro. Italiano e sorridente. Due veloci battute per scusarmi e via verso il treno a levitazione magnetica che percorrera' i 40 km in 7 minuti, con picco da 400 kmh....
Sulla banchina, ritroviamo il manager italiano, mezzo infreddolito. Ci saranno 5 o 6 gradi, noi siam li con indosso giacconi invernali (più giacca di velluto che in valigia non ha trovato posto). E lui? Il bel figaccione non ha nemmeno un soprabito. Barbella dal freddo, si soffia nelle mano e cosi' non posso fare a meno, per gentilezza e spirito patriottico, di offrirgli il giacchino trapuntato senza maniche (anche lui rimasto senza posto in valigia) o i guanti. Lui pero' rifiuta con stoica eleganza. 
Una volta seduti nel moderno treno, osservo meglio il nostro improvvisato amico. Avra' 35 anni massimo, capelli biondi, abbastanza corti e con qualche ricciolo. Occhi chiari, portamento elegante e fisico asciutto. Davvero un bel figurino. 
Mentre il treno inizia la sua rincorsa verso la meta, toccando la punta di 431 kmh, iniziamo a scambiarci qualche oponione sulla Cina ed i cinesi. 
Io e mia moglie notiamo il forte contrasto tra alcuni elementi positivi (la tecnologia, l'organizzazione dei flussi, alcune infrastrutture - gli amministratori di Milano Expo dovrebbero venire a scuola qui - , i grattacieli) ed altri fattori che ci lasciano perplessi, come le condizioni di disagio economico riscontrate da mia moglie che ha girato la citta' più di me. 
Il biondino asserisce che in realta' in citta' non vi sia poverta', al minimo si vivacchia. I veri gravi problemi sono in alcune zone rurali della cina centrale, la si che c'e' vera poverta'. Poi si parla dei cinesi. Io ho notato che il cinese medio - senza farne una questione di razzismo - e' estremamente rozzo. Per strada e' tutto un pullulare di gente che scatarra e sputa. Ai bagni dell'aeroporto, per poco non ho creduto che uno stesse per soffocare, per quanto stava scatarrando. E i rutti! Anche nei migliori alberghi, eleganti uomini d'affari si liberano più e più volte del peso sullo stomaco con sonore espressioni da rimanere allibiti. Anche in ufficio, dove ho dovuto selezionare due nuove persone (laureati, esperti informatici) dopo pranzo faticano a trattenersi. Forse perche' non sono abituati a bere il caffè dopo pranzo...
In metropolitana, poi, mia moglie ha scambiato due battute con un giovanotto in camicia bianca e giacca di pelle. Peccato che quel colletto fosse più nero della stessa giacca. Insomma, pur con le dovute belle eccezioni, il quadro non e' per nulla confortante. Completamente opposto all'immagine del giovane business man italiano. 
Il quale, vivendo per lavoro da anni in Cina, pare sorvolare su questi aspetti. I cinesi sono determinati, gran lavoratori, arrivisti. Si camminano in testa per emergere. Certo pero' non hanno alcuna considerazione del prossimo, se ne fregano e basta. C'e' da credergli.
Poi, approfittando di una pausa nella nostra conversazione, il tipo decide di investire meglio i restanti 3 minuti prima della fermata. 
E qui viene il bello. 
Di fronte a se ha una ragazza cinese, più elegante che bella, comunque carina, con una molletta ferma capelli rosa proprio sulla frangetta, in mezzo alla fronte. 
Il nostro tipo sfodera qualche termine in cinese per attaccare bottone. Poi la loro conversazione commuta sulla frequenza del canale inglese, abilitando le mie curiose orecchie all'ascolto consapevole. 
Mentre mia moglie resta impegnata con la fotocamera, io cerco di concentrarmi sulla conversazione che avviene dall'altra parte del corridoio. Certo che potrei assistere a qualcosa di istruttivo. 
Lui dice di essere responsabile delle attivita' per tutta l'asia, per cui ora volera' ad Hong-Kong e poi in Malesia, ma spesso va anche in Giappone. Vive in una citta' del sud della Cina. laureato. Lei risponde qualcosa a sua volta, da cui capisco che lei si occupa di statistica. Il nostro maestro sfoggia la sua arte: ah, statistica. Io l'ho studiata all'univerista'. Sono laureato in Business Administration, e ricordo di aver fatto due o tre esami di statistica. Al che lei gli chiede se quegli esami gli sono poi serviti sul lavoro. Un pochino, risponde lui un po' spiazzato. 
Segue una pausa. Quando la loro conversazione riprende, sono distratto dal display del tachimetro che inizia a decrescere. Lei gli dice: sei proprio un bell'uomo. Cosi, diretta! Thank's le risponde allungandole un biglietto da visita. Lei gli mandera' un'email e si terranno in contatto. Seguono gli ultimi convenevoli prima di scendere all'aeroporto. 

Grande! Real Italian Beauty in questa vasta gretta terra di Cina.


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